— «E la vecchierella?»

— «La vecchierella era io. Volli sperimentare il buon cuore della mia figlioccia: ecco perchè avevo assunto quella forma esosa di vecchia scrignuta, cisposa, claudicante, tignosuzza, che faceva stomaco, nausea, vomito, recere ed arcoreggiare. Io ti leggeva nella mente ogni pensiero: ho scorto quali ripugnanze t'è stato mestieri di vincere. E le ripugnanze vinte appunto dànno pregio all'operato tuo. Vien qua, abbracciami!».

— «Volentierissimo! O cara la mia santola, quanto godo anch'io di pur vedervi! Me l'avevan ben detto le mille volte, che ci avevo avuto una fata per commare; ma quasi la ritenevo una chiacchiera: chè non vi siete mai ricordata della figlioccia vostra, chè non vi siete mai fatta vedere, nè mi avete in alcun modo date le vostre nuove».

— «Ingrataccia!» — ripigliò sorridente la fata Scarabocchiona, — «ed a chi, se non a me, ed a che, se non alle mie fatagioni, devi tutte le belle parti che ti adornano, tutta la felicità che hai goduta sin qui?»

— «Oh sì, la felicità! Non ci può essere donna più infelice, più misera, più cruciata, più dolente, più disperata di me, cara santola! Voi non sapete....»

— «So tutto, so tutto, signorina. E perchè so tutto, mi vedi qua. Gli amici si riconoscono nel bisogno, alla pruova. Tuo padre ti vuol dar marito in tutti i modi?»

— «Sì, cara fata Scarabocchiona, mi vuol proprio affogare, mi vuole!»

— «I pretendenti sinora son tre?»

— «Appunto, santola mia, appunto!»

— «Vedi, s'io so tutto. C'è la Maestà di Baldassarre V, monarca d'Introibo?»