— «Già, ch'è vecchio, gobbo e sciocco: il Ciel me ne scampi!»

— «E poi, c'è Don Melchiorre XVII, desposta d'Exibo?»

— «Ch'è un omaccio di mezza età, zoppo e vigliacco: Iddio me ne liberi!»

— «E finalmente l'autocrate d'Antibo, Guasparre I?»

— «Quel che più temo: un ragazzaccio imberbe, guercio e crudele. Oh, se la Madonna mi salva da lui, regalerò una lampada d'argento alla Cattedrale!»

— «Insomma, tu se' incontentabile! Non vorresti nessuno de' tre?»

— «Proprio nessuno, io. Ma ciascun d'essi minaccia guerra, s'io lo rifiuto. Oh, son de' prepotentoni che non potete farvene un'idea. Come ho da regolarmi, fata Scarabocchiona mia? Consigliatemi voi, che siete la protettrice mia naturale, che avete spontaneamente assunto di supplir mia madre! Se rifiuto tutti e singoli, ci piombano addosso coalizzati, ed i poveri regnicoli dovranno scontarla. Se mi sacrifico e ne accetto uno, avremo sempre guerra con gli altri due, e mi toccherà un marito o gobbo o zoppo o guercio, e do agli Scaricabarilesi un Re o sciocco o vigliacco o crudele. Ditemi adesso: non sono io la più infelice principessa che sia mai stata al mondo? Quali alternative! Talvolta mi viene in mente di farmi tagliare in tre parti e mandarne una a ciascun proco, e toglier così di mezzo il pomo della discordia ed uscir da tante pene!»

— «Non pianger così, figliuola mia, che mi squarci l'animo. T'insegnerò io, come hai da fare per isfuggire a queste tre belve. Non temere: a tutto c'è rimedio fuor che alla morte. Ottieni da tuo padre, che apra un concorso fra quanti aspirano alle tue nozze, di qualsivoglia grado e condizione. Con questo patto, che ciascun concorrente prometta di non risentirsi menomamente, in modo alcuno, caso non venga prescelto. I proci dovranno presentarsi a Corte e dimorare un anno intiero nel Regno. Quegli, che in un anno sarà pervenuto a cattivarsi l'animo della cittadinanza, in modo che il popolo lo porti in trionfo e manifesti in ogni altra possibil guisa di essergli devoto, quegli sia tuo sposo. Ti sto mallevadrice io, che nè Baldassarre V, nè Melchiorre XVII, nè Guasparre I, la spunterà così; sebbene ognun d'essi debba illudersi di spuntarla agevolissimamente. A te, poi, dono questa legaccia, con la quale terrai sempre allacciata la calza destra. Quando mi vorrai parlare, quando stimerai di aver bisogno dell'aiuto o del consiglio mio, càvatela ed avvolgila intorno al polso sinistro e baciala. Io apparirò subito».

Dette queste cose, la buona fata abbracciò nuovamente la Rosmunda. Poi si scosse, e d'ogni intorno le piovvero per terra un'infinità di gioielli: vezzi, collane, monili, smaniglie, anella, spilloni, medaglioni, frontali, orecchini, buccole, rosette, pendagli, fioccagli, bottoni gemelli, catenelle, oriuoli brillantati, fibbie, pennacchietti di gemme, picchiapetti. E la Reggia venne scossa come da un tremuoto e s'udì lo schianto di un tuono e la fata sparve. La principessa rimase trasognata; e, se quelle preziosità, che ingombravano il pavimento, e la legaccia, che teneva in mano, non le avessero fatto fede del miracolo, avrebbe fermamente creduto d'essersi allucinata. Riavutasi, s'allacciò il legaccio alla gamba destra, raccolse e rinserrò gli ori e le gemme; e, tutta rasserenata e giuliva, corse difilato dal padre.

Maestà presedeva il Consiglio de' Ministri: ma nessun usciere, ciambellano, ufficial d'ordinanza od aiutante di campo s'arrischiò a costringere la erede presuntiva del trono a fare anticamera. Uno anzi corse a spalancar la bussola e l'Infanta apparve sulla soglia, mentre si discuteva sul rinnovamento del privilegio a non so che Banca. Giusto, uno de' Consiglieri della Corona, al quale certi banchieri avversarii della Banca promettevano una lauta mancia, si sforzava di dimostrare, che il privilegio non era da rinnovarsi: e frattanto un altro, seduto presso il Re, cercava di attirar destramente l'attenzione di costui su d'una riservatissima de' principali azionisti della Banca, i quali gergonando si offrivan pronti a pagare tutti i debiti presenti di Casa Reale, purchè il privilegio venisse rinnovato. La Rosmunda apparve, come un buon genio, proprio a tempo per distrarre il padre, che non desse un'occhiata all'onesta profferta; e, gettandosegli d'un balzo al collo, mentre i Ministri rispettosamente stavan su: