[1] Versione, che corrisponde perfettamente a quella del conto di Nicastro, riassunto a pagina 61 del presente volume. Se non che, in esso, la protagonista, come nel conto siciliano della Gonzenbach, è nomata Angiola Bell'Angiola.

[2] Dal Comm. Scipione Capone, ricevo la seguente lettera:—«Montella, primo luglio M.DCCC.LXXVI. Carissimo amico, non vi do del seccatore, nè vi mando a tutti i trenta mila diavoli, solamente vi voglio pregato di scusarmi, se vi rimando le strisce senza le note. Io sono stato occupatissimo in questi giorni; nondimeno non ho trascurato di rivolgermi a quanti e quante mi sono capitati, dimandando di canti, conti, detti, canzoni e proverbî, che avessero che fare colle tre novelle di che trattasi: e così staccato non mi hanno saputo dir niente, niente, niente! Già cotesta genterella è tutta dubbî e sospetti; e poi par che dimentichi tutto quello, che sa, quando gli dimandi qualche cosa. Quindi è, che imploro la vostra indulgenza, se non vi ho potuto servire. Intorno alla parola petrosino ecco che aveva notato. Petrosino o pretosino, prezzemolo, nota erbolina aromatica. Dioscoride Anuzarbeo, nella Materia Medicinale, attribuisce al prezzemolo tra le altre virtù quella di liquefare il latte rappreso nelle poppe; e questa credenza si conserva qui in Montella; onde le donne pregnanti e quelle, che hanno figliato o lattano, preferiscono le vivande, nelle quali entrar può largamente il prezzemolo, mercè cui credono di procurarsi una più larga secrezione di latte. In un canto:

Mo' ch'haggio misto a nasce ro pretosino,

Lesto lesto mmi voglio 'nzorare:

A capo re l'anno 'no bello bammino,

'Na cocchiarata po' ha da seguitare.

Quanno vero li parienti mmi fazzo la risa,

Restare mmi volievano senza cammisa.

Frati, sore, figliastri e neputi,

Quanto cchiù fai, cchiù è perduto.