Parla, spapura, pezzo de 'n Anchione,
Ca de la Cerra pare 'no pacione!
Il nome dell'Aquila ha serbato sempre la sua integrità, perchè l'accento cadeva appunto sull'a.
[5] I nomi di luogo in o ed in i, (Napoli, Pomigliano, San Pietro a Patierno, ecc.) sono tutti e sempre maschili nel vernacolo.
[6] Trascrivo, modificando la sola punteggiatura, dalla edizione originale rarissima del M.D.LXXXII. L'edizione di Lipsia del M.DCCC.XXX (curata da Adolfo Wagner) e la ristampa fattane a Milano nel M.DCCC.LVIII (curata da Carlo Teoli ossia Eugenio Camerini) sono due vituperi, e ridondano di mutazioni arbitrarie e di correzioni spropositate, le quali rendono incomprensibili molti punti del capolavoro, e lo sfigurano sempre. Chi voglia edificarsi su questo punto, dia un'occhiata al mio Natar II, Lettera a Francesco Zambrini sul testo del Candelajo di Giordano Bruno. Ecco un piccol saggio de' principali svisamenti, fatti nelle sole poche linee di questa narrazione: Oste (invece di hosto, come dicevasi generalmente nel cinquecento)—Vincere (invece di vencere, forma napolitana).—Avetene che non siino (invece di: hauetele; perchè poi?)—Rispose di no (invece di: rispose de non).—La senape (invece di: il senapo; dice il Basile nella Scompetura de lo Cunto de li Cunte:—«E si mme saglie lo senapo, meglio che te pigliasse rota de carro.»)—Pallamaglio, morella (mentre il testo ha: pall' e maglo, mirella).—Udii, giochiamo, giocarai (dove il testo reca: vdiui, giocamo, giocarrai).—Id est (invece di: ideste; quasi che i camorristi dovessero parlar latino ammodo!)—Eh che giochi ecc. (trasformando sempre in interiezione la congiunzione et.)—Spaccastrammola. Che diavolo poi il Wagner, il Camerini ed il Berti (che cita appunto questo brano come saggio della vivacità dello scriver del Bruno), intendessero per spaccastrammola, ignoro! Vattel'a pesca! Spaccastrommola sì, so cosa significa.—«I ragazzi»,—dice il Galiani—«collo strummolo»—plurale strommola: Basile, Egloga VIII: Secoteja, ch'a lo tuorno | Sse faceno le strommola (Proverbio)—«ch'è la trottola, fanno un gioco. Colui, a cui cade la sorte, tira prima il suo; e gli altri, mentre questo ruota, vi tirano sopra per ispaccarlo. Or tirando con forza, vanno queste strommola sbalzando con furia e a rischio di dar sul viso a chiunque stiasi vicino. Onde si dice a spaccastrommola, che dinota: alla cieca e colla maggior confusione e disordine»—e cita il verso del Fasano, nella traduzione della Gerusalemme. Canto I, stanza XXXI: Vanno a la spaccastrommola le cose. Anche il Capasso, nella satira contro il Gravina, ha detto: Mme pare a mme, ch'a fà' 'sta Babelonia | Nce vo' assai manco, ch'a tirà' 'na sciaveca | A fa' li vierze tutte de 'na petena | A farel'e a tempesta e a spaccastrommola. Vedi Varie Poesie | di | Niccolò Capassi | Primario Professore di leggi | Nella Regia Università di Napoli. || In Napoli MDCCLXI | Nella Stamperia Simoniana | Con permesso de' Superiori, dove, in nota, la locuzione è spiegata per—«Alla rinfusa, inconsideratamente».—Giulio Cesare Cortese, in un'epistola a Notar Cola Maria Zara: Mentre iocammo 'nzembra a spaccastrommola. Fra Jacopone da Todi ha detto:
Non si conviene a Monaco
Vita di Cavaliere;
Nè a Veterano stombolo;
Nè a Chierico sparviero.
Predichi pur Teologo,