[14] Scassà', scassinare, aprire con effrazione.
[15] Tiraturo, fodero, cassetta (di cantarano, tavolino, ec.)
[16] Cimminera.—«Dalla cima nera così detto il cammino del fuoco. Forse dall'Ebraico cimmer (nigrescere), donde i Cimmerii. In fatti, sovvienmi un passo del gran Bochart, il quale, nel suo Phaleg, scrisse: Cimmerios a tenebris numen habere Phoenices fabulati sunt, quia CAMAR vel CIMMERest NIGRESCERE, unde CIMRIR est TENEBRARUM ATROR; sic Jobi CAP. 3. v. 5., ubi vir sanctus tot malis incumbentibus natali suo maledicit: POLLUANT inquit, ILLUM TENEBRAE ET UMBRA MORTIS: TERRANT EUM CIMRIRE JOM, (atrores diei; idest: tenebrae densissimae) ecc.».—Così quel monomane del Mazzarella-Farao. Ma dico a suocera perchè nuora intenda; son coloro, che rinnovano adesso le follie etimologiche del Mazzarella-Farao, che vorrei veder rinsavire. 'Ngopp' 'a cimminera, vuoi dire su quel cornicione della cappa del cammino, dove soglion porsi i zolfanelli ecc.
[17] Sse sfasteriava. S'infastidiva.
[18] Pazzià', scherzare, folleggiare. Vedi, pag. 69, la Nota 10 alla Novella III del presente volume. Ecco un esempio di pazzeggiare nel senso di folleggiare, scherzare:—«Era una sera a spasso per Pisa una frotta di giovani; i quali, come avviene, essendo notte forte, andavano pazzeggiando per tutto»...—Domenichi. Facezie.
[19] Menesta, minestra.
[20] Menistà', scodellare.
[21] Spartugliava (vocabolo che manca nel Galiani e nel D'Ambra).
[22] Arapì' e 'nzerrà', aprire e chiudere.