Chille tre mme so' figlie; e nce guardammo

'Ste pecore, e guarzune no' nce stanno.

L'autore postilla:—«E garzoni non ci sono, cioè: Non ho servi».—Il D'Ambra non ha sicuramente badato a questi versi del Fasano, quando ha definito Guarzone:—«Colui, che attende all'ordinario servizio della bottega, della fabbrica, dell'officina, Garzone, Fattorino.»—

[2] Massaro, fittajuolo d'una grossa tenuta.

[3] Bisogna distinguere addò, da, da addò', dove. Nel Vocabolario | Napolitano-Toscano | domestico | di Arti e Mestieri | del Professore | Raffaele d'Ambra | da Napoli | A spese dell'Autore | MDCCCLXXIII (in 8., XII-554 pag. oltre una non numerata in fine, che contiene un Avvertimento; otto anche innumerate in principio, che contengono un discorso proemiale; e finalmente il frontespizio ed il ritratto dell'Autore) è detto, sub A:—«A prep. riprende il d alla latina innanzi alle parole, che cominciano da vocale. Le frasi a do mammata, a do masto, a do te, e simili, che si ascoltano tra fanciulli, non sono, che della sola pronunzia, dovendosi usare l'abl. nella scrittura: esse si vogliono reputare attenuaz. verb. delle frasi lat. ad matrem tuam, ad magistrum, e simili.»—Non posso consentire col D'Ambra. Addò, nel significato risponde ad apud (latino) chez (francese) e soprattutto sempre al da italiano. In alcuni casi ho scritto a d' 'o; e credo, che difatti sia sorto da queste tre parole quasi a da il. Nèd è vero che l'addò preposizione, sia solo dell'uso infantile; è anzi dell'uso universale. Nè so comprendere, come, in un dialetto, una espressione possa esser della sola pronunzia e s'abbia da schivare e fuggire scrivendo. C'è o non c'è; si dice o non si dice: è quistione di fatto.

[4] Cafè, con una f. Questo costume moderno ha dovuto essere introdotto da poco nella fiaba. Quantunque vien affidato alla tradizione ed alla memoria si va lentamente alterando.

[5] Baggiorno, contrazione volgare di buon giorno.

[6] Si noti la tendenza del Napoletano a creare una forma speciale pel vocativo, troncando il nome: Padrò, per padrone; massà' per massaro; cumpariè' per cumpariello, Franceschiè' per Franceschiello, gnò' per 'gnore (signore) e via discorrendo. Nel chiamare, frequentissimamente si ripete la parola, troncando la seconda per maggior energia, p. e. Mamma, Ma'! Rosa, Ro'!—Nel verbo accade lo stesso fenomeno nello imperativo: Vide, vì! Butta 'o pede; butta, bu'! Aspè', spè'! Dimme, dì! Quasi che il tronco sia necessario per significare il comando.

Vide, Pallade mmia, vi' che sconquasso!