.... la brutta Paura,

Che sempre tremma ed è 'na scura vecchia:

Essa have 'ncuollo 'na grossa armatura,

Ed a foìre sempe ss'apparecchia.

Si noti la tendenza a fognar l'r in questo e ne' casi analoghi: nuosto (nostro), masto (mastro), fenesta (finestra), propio (che poi si trasforma in pròpito, proprio), eccetera. Invece, i dialetti toscani amano ad introdurre eufonicamente una r e dicono, per esempio, gestri invece di gesti, cimentro, invece di cimento e simili.—«Non mi mettete in qualche cimentro».—«E messe mano a quella cinquadea e fece un gestro di volermi dovidere da capo a piedi.»—Fagiuoli.—Gerolamo Fontanella nella Elegia intitolata Arione, ha detto su questa analogia:

Ride, prodiga d'or, fortuna destra,

Ne la lubrica rota a l'uomo stolto,

Che tirannico ognor virtù calpestra.

E così, dalle Alpi al Lilibeo, tutti i vernacoli fanno a gara, straziando in mille vari modi il puro tipo aulico ed ideale de' vocaboli: chi toglie, chi aggiunge, chi muta; chi amputa, chi gonfia, chi stravisa: accade delle parole, quel che delle leggi nelle preture e ne' tribunali; e, quel ch'è peggio, anche in fatto di lingua abbiamo pluralità di cassazione; manca l'unità di criterio.

[11] Massaria, podere.