E mm'abbiaie, zuffete! abbascio, manco
Si fosse stato de la 'Nonzejata.
Penzate vuje, si mme facette 'janco,
Ch'a piglià' terra stette 'na jornata;
A chell'isola po'schiaffaje de scianco,
Ch'a rompere mm'avette 'na costata;
Corze la gente; e già mm'ascea lo spireto,
Si non pisciava e non facea 'no pireto.
Si dice anche pideto, ed ha per sinonimo vernacchio; vocabolo, che sembra venir da verna, quasi atto da servo, e che veramente ora nell'uso comune si prende piuttosto per quel suono fatto con la bocca, ad imitazion della correggia, usato dal lazzaro napolitano per mettere in dileggio alcuno. Uso antichissimo. Il Bandello (p. I. n. V.) ci narra, come Bindoccia, napolitana, moglie d'Angravalle, fingendosi diarreica, si alzasse dal talamo, per ritrovarsi con Niceno.—«Mentre, che scherzavano, la donna, imitando il romore, che fa l'uomo, pieno di vento, quando va del corpo, fece con la bocca sì gran romore, che Angravalle, sentendo il rimbombo, essendo le camere vicine, disse: Mogliema, questo è tutto freddo, che tu hai preso. Ella, che già avea messo il rossignuolo ne la gabbia, beffando Angravalle, in questo modo gli rispose: Tu dici ben il vero, marito mio caro; ma la colpa è tua et il danno è mio, perchè non mi sai coprire e tener calda.»—Celio Malespini (p. I. n. III):—«E, fornito di dire queste parole, fu udito uno di loro fingere dentro di un pugno una grandissima scorreggia, schernendoli tutti.»—Lo stesso (p. I. n. LIV)—«E non meno il greco faceva anch'egli del Gradasso, petteggiando in una mano e sputandosi nella palma, vibrandogliene contra dicendo: Napa parisi diavoli».—(Vedi anche p. I. n. LXXI. Viaggio ridicolosissimo di due buoni compagnoni da Milano a Pavia). Il vocabolo vernacchio meriterebbe di essere aulicizzato in questo senso speciale, nel quale non ha equivalente nella lingua. Il Capasso, nella epistola maccheronica De Vera Pedanteria (Edizione Simoniana, già citata, pag. 99) dice:
.... nec tam vernacchios sentire per urbem;