[17] Essendo la forma odierna del futuro Italiano, prodotta dall'agglutinamento del presente dell'indicativo del verbo avere, come desinenza, all'infinito del verbo radicale, è naturale, che i dialetti, ne' quali da habeo s'è fatto haggio (hagge) e non in ò, facciano la prima persona singolare del futuro in aggio (agge) e non in ò. Quindi saraggio, amaraggio: ecc.

[18] Il motto, che l'Orco insegna alla Viola, è mezzo in dialetto e mezzo in lingua aulica.

[19] L'auta matina, la mattina seguente, la dimane.

[20] Accattava, comperava.

[21] Fui, fuie, fuje, fu.

[22] Tanno pe' tanno, allora per allora, lo stesso, che llà pe' llà, che vedremo appresso. E tanno (o, volendo italianizzare il vocabolo, tando) si ha da leggere nella cantilena o tenzone di Ciullo d'Alcamo, stanza XXIV:

Ahi tanto innamorastiti, Juda lo traito!

ed interpretare: Allora fu, che t'innamorasti. Anche G. B. Basile ha cercato d'introdurre nella lingua aulica il tanno vernacolo, nelle Avventurose Disavventure:

Che vita più peggior credo non sia

Del pescator, ch'ogni ora