Nel mobil flutto la sua vita arrischia;

E sol tanto riposo in fermo lido,

Quando più scosso il mar da fieri venti

Non mi lascia tentar l'acqua col remo.

Il Grion, che emenda a capriccio, vuol leggere quel verso della celebre tenzone: 'N lu mantu innamurastiti, o Juda lo traito; ma tanto ha torto nella emendazione del primo, quanto in quella del secondo emistichio, dove non c'è bisogno dell'o, perchè si trovin le sette sillabe, e basta, come nel Mezzogiorno suol farsi, porre la dieresi sull'i, trattandola qual vocale e facendo così un trissillabo di Juda. Ma è destinato del povero Ciullo, di non esser molto inteso, neppure da quelli, che più sgobbano sul suo scritto. Così, per esempio, il D'Ancona interpreta que' versi della donna:

Se tanto aver donassemi, quanto ha lo Saladino

E per ajunta quanto a lo Soldano,

Toccareme non poteria la mano;

come se l'amante di Ciullo—«a prezzo mettesse fin anco il toccarle la mano!»—Ma toccare la mano, vale impalmare, sposare; ed in questo senso è evidentemente adoperato qui. Del resto, se anche dovesse intendersi letteralmente, non capisco, come possa rimproverarsi di mettere a prezzo una cosa, a chi dice, che per tutto l'oro del mondo non la farebbe! A questo patto, Desdemona, che dice ad Emilia, di non esser per fare le fusa torte al marito per tutto il mondo, metterebbe anch'ella a prezzo l'onor suo. Mi si conceda qui, di fare una proposta di emendazione ad un verso della cantilena, che altri legge: Molti son li carofani, ma non che salma nd'hai; ed altri: Molti son li garofani, che a casata mandai; senza, che nè l'una lezione, nè l'altra, dia un senso soddisfacente. Io credo, che debba rettificarsi il verso, con la scorta della strofa seguente del Beato Jacopone:

Piccolo s'è il garofano, maggior è la castagna;