[1] Questa variante ha un perfetto riscontro appo il Pitrè (op. cit.) X L'acqua e lu sali, dove però, invece d'un pappagallo, c'è un gallinaccio, che canta:
Ammatula (indarno) t'allisci e fa' cannola (ricciolini)
L'omu sarvaggiu (l'Orco) ti voli manciari.
E la protagonista risponde:
Gallinacciu, gallinacciu,
Di li to' pinni n'hê fari un chiumazzu,
Di li to' carni n'hê fari un vuccuni,
Hê essi mugghieri di lu to' patruni.
Nella novella sicula non comparisce l'Orca, che simula la gravidanza; e l'Orco è ammazzato a propria richiesta la sera delle nozze; ed il sangue e la carne di lui divengon oro e gemme. Il particolare della fanciulla mandata ad uccidere in un bosco da uno stretto congiunto (padre, madre, madrigna, sposo) il quale vuole i contrassegni della morte di lei e vien pure ingannato dal sicario, si ritrova in infinite fiabe popolari e composizioni letterarie. Similmente il divieto di metter piede in una data stanza. Salta agli occhi la somiglianza di questa versione, specialmente in principio, con la favola del Re Lear dello Shakespeare. Altra variante del nostro cunto è nelle Fiabe e Novelle | popolari Veneziane | raccolte | da | Dom. Giuseppe Bernoni || «Nelle favole poetiche fatte da | tutto un popolo, evvi maggio-| re verità che nel racconto storico scritto da un uomo.» | G. B. Vico || Venezia | Tipografia Antonio Ottolini | 1873. Vedivi il Racconto intitolato Come 'l bon sal. Ma in esso manca e l'Orco e l'uccello meraviglioso, che parla. Confronta anche la chiusa di questa variante con quella del Re Avaro della mia Novellaja fiorentina.