CAPITOLO VIII.

»Figlio di Marte, crebbi sotto i paterni auspici

»L'attestan sul mio petto nobili cicatrici:

»E fei guerra a vicenda sul campo dell'onore

»Alla Francia, ai rivali, gloria difesi e amore.»

Burns.

»Non vi lasciate vincere dalla costernazione, diceva strada facendo Bothwell al suo prigioniero. Ho veduto che avete coraggio. Ebbene! il peggio che possa accadervi è l'essere appiccato, ma in tempo di guerra non è un disonore. Molti valorosi ebbero la stessa sorte. Già non posso dissimularvi che la legge vi condanna, a meno che non vi prestaste ad una sommissione convenevole, e che vostro zio non isborsasse una buona ammenda per voi. Almeno sappiam che ha il modo di pagarla, quand'anche, come pare, non ne abbia la voglia.»

»Il pericolo di mio zio è la cosa che più mi molesta, rispose Morton. So che è affezionato al denaro quanto alla propria vita; e poichè a non saputa di lui ho dato asilo per una notte a Balfour, fo voti i più sinceri al cielo, onde il gastigo, qualunque esser possa, non cada che sopra di me.»

»Ascoltatemi dunque. Voi siete giovine, vigoroso, ben fatto, della persona: è fra le cose assai probabili, che vi propongano servigio in uno dei reggimenti scozzesi mandati in terra straniera. Il partito non è da disdegnare: se v'è il caso di venir alle mani, o se avete amici che vi spalleggino, voi non tarderete ad aver patente d'ufiziale.»

»Tal gastigo non lo sarebbe per me, perchè non desidero meglio, ed è appunto la cosa di cui parlava stamane a mio zio.»