Swift.

Il vecchio cameriere del maggiore Bellenden entrò nella stanza del padrone un'ora prima del solito, annunziandogli il corriere che giugnea allora allora dal castello di Tillietudlem.

»Un corriere! esclamò il maggiore mettendosi a sedere sul letto: apri le finestre, Pique, e alza le cortine. — Non vorrei credere che mia cognata fosse inferma. — Ma leggiamo e sapremo tutto. — Ah! è lettera della mia nipotina. — Hum! la gotta! Che diamine! Ella lo sa pure; son sei mesi e più che non odo parlare di gotta — La sua vesta di seta! Par che non ne abbia d'altre! — Il Gran Ciro! Vada al diavolo il Gran Ciro! — È divenuta matta? Mandarmi un corriere a posta, farmi svegliare a cinque ore del mattino per tutte queste baie! — Vediamo pur anche il poscritto. — Oh! mio Dio! Presto, Pique! sellare il mio, il tuo cavallo! Conviene partir sul momento!»

»Spero, signore, che non vi sieno cattive nuove dalla parte di Tillietudlem!» disse Pique maravigliato del modo subitaneo e commosso onde questi ordini gli vennero dati.

»Sì....no....sì. In somma è d'uopo ch'io mi trasporti là immediatamente per parlare con Claverhouse. Dunque presto, Pique, il mio cavallo! Oh mio Dio! in che tempi viviamo! — Il figlio del mio antico collega! — E questa piccola zingara mi salta fuori colla mia gotta, colla sua veste di seta; e riserva a un poscritto la cosa la più importante della sua lettera!»

Pique non perdè tempo: onde il vecchio maggiore fu ben tosto a cavallo e sulla strada che mena a Tillietudlem. Cammin facendo deliberò di non dir nulla alla cognata sull'affare principale che colà il conducea, perchè ben conosceva l'odio inveterato che questa donna nudriva contro quanto sapeva di Presbiteriano, alla qual setta tutti i Morton appartenevano. Per altra parte viveva nella fiducia, che la sola fama del proprio nome sarebbe stata possente ad ottenere da Claverhouse la liberazione del giovine amico.

»Leale come debb'esserlo, dicea fra se stesso, non può negare una grazia ad un vecchio soldato mio pari; dovrebbe anzi ascrivere a sua ventura il poter prestar servigio al figlio d'un altro vecchio soldato. Non ho mai conosciuto buon militare che non fosse franco ed umano ad un tempo, e benchè il nostro dovere ci obblighi talvolta alla severità, val sempre meglio che l'esecuzione delle leggi sia affidata a noi anzichè a que' praticoni del foro, gente di testa fredda e di falso cuore.»

S'interteneva ancora in tali meditazioni, allorchè Gudyil tuttavia avvinazzato gli prendea le briglie del cavallo per aiutarlo a mettere il piede a terra nel cortile di Tillietudlem.

»Ebbene, Gudyil! il veterano gli disse, mi pare che abbiate letta la scrittura per tempo: Il buon vino fortifica il cuore dell'uomo.»

»Che volete, signor maggiore? la vita è breve; voi ed io siamo fiori di campo, gigli di valle, che fioriscano e che...»