Burley scandalezzato da cotale scena di discordia, pose in opera tutta la riputazione in cui vivea presso costoro per ridurli al silenzio, e soprattutto li fe' accorti degli inconvenienti che erano a temersi dalle lor dissensioni nel momento appunto in cui necessitava di più il collegarsi contra il comune inimico, e tanto orò da far cessar finalmente ogni discussione sull'articolo contrastato. Ma comunque Kettledrumle e Poundtext, ciascuno per parte sua corifeo del litigio, fossero stati costretti a tacere, non si stettero quindi dal lanciarsi scambievolmente occhiate di sdegno; simili a due cani che separati nel fervor della rissa, si ritirano rangolando ciascuno sotto la seggiola del suo padrone, e col dimenar delle code, e col movere delle orecchie e col girar degli occhi infiammati danno a divedere che aspettano solamente l'istante opportuno a saziar la mutua ira per iscaglirsi l'un sopra l'altro.

Profittò Burley di quell'istante di silenzio ottenuto per presentare al consesso il sig. Enrico Morton di Milnwood, e il dipinse com'uomo profondamente commosso dalle sciagure de' tempi, e pronto a sagrificar beni e vita in difesa d'una causa, alla quale il padre suo Silas Morton avea prestati servigi i più segnalati. Enrico venne accolto col massimo riguardo, e dal suo antico pastore, Pietro Poundtext che gli strinse amichevolmente la mano, e da tutti coloro che professavano massime di moderazione. Ma quei dell'altra fazione borbottarono fra denti i vocaboli di tiepidezza, indifferenza, tollerantismo, e alcuni si rammentavano l'un l'altro sommessamente, che Silas Morton nei suoi ultimi giorni avea riconosciuta l'autorità del tiranno, di Carlo Stuardo, e quindi schiusa la porta all'oppressione, sotto la quale allor gemeva la chiesa presbiteriana. Nondimeno, poichè l'interesse generale comandava un tal punto, che non si rifiutassero i servigi di chiunque porgea mano alla grand'opera, Morton venne accolto siccome un de' capi dell'esercito; se non coll'approvazione universale, almeno senza udirsi voce d'alcuno che si opponesse.

Allora Burley persuase ai diversi comandanti lo scompartire in compagnie tutti gli uomini di quell'esercito, il cui numero continuamente ingrossava. Neil'eseguirsi un tale ripartimento, tutti quelli della congregazione del moderato Poundtext, si schierarono, com'è naturale il crederlo, sotto il comando di Enrico Morton, nato fra essi; per la qual cosa ei si trovò capo della più bella e più numerosa compagnia di tutto l'esercito.

Ultimata questa bisogna, fu necessario passare all'altra di prescrivere l'andamento delle fazioni militari. Oh come palpitò il cuore di Morton in udendo porre per prima cosa il partito d'impadronirsi del castello di Tillietudlem, giudicato punto il più rilevante in quello stato di cose! Il ministro Poundtext più degli altri instava sull'urgenza di tale espediente, avendo del suo parere tutti gli abitanti di que' dintorni, i quali vedeano in questo castello il migliore rifugio delle truppe reali, che non avrebbero mancato di ardere le case, di perseguirne le famiglie, scostatosi appena l'esercito da cui in allora ricevean protezione.

»Opino (dicea Poundtext, chè i teologi di que' giorni non si stavano mai dal proferire il proprio parere sulle fazioni militari comunque ignorantissimi, soprattutto in tale argomento) opino che facciam nostra la fortezza di quella femmina, detta lady Bellenden. Costei discende da una empia schiatta, in ogni tempo avvezza a lordarsi le mani nel sangue de' veri figli della chiesa.»

»Egli è vero che la piazza è forte, così ragionava Burley. Ma quai modi ha di difesa? Due donne potranno tentar nemmeno di trattenerci?»

»In questa fortezza trovasi ancora, soggiugneva Poundtext, Iohn Gudyil cantiniere della vecchia signora, che si dà vanto di aver militato sin dalla prima fanciullezza e d'avere portate l'armi sotto Iames Graham di Montrose, quel figlio indegno di Belial.»

»Eh via! vergognatevi di parlarci d'un cantiniere» sì gli disse in tuon di rampogna Burley.

»Vi si trova parimente, continuò Poundtext, quel vecchio partigiano della monarchia, Miles Bellenden di Charnwood, che nelle passate guerre, ha sempre impugnate l'armi contra i nostri fratelli.»

»Oh quanto a Miles Bellenden, fratello di sir Artur, soggiunse Burley, questi è ben uomo, che se fa tanto di sguainare la spada, non è facile il fargliela rimettere nel fodero.»