»Vi dirò anzi, aggiugneva un altro arrivato in quell'istante, essere voce divulgata per tutto il paese, che dopo la sconfitta dei Reali furono introdotti nel castello e soldati e vittovaglie, indi ne è stata chiusa la porta.»
»Non sarà mai per mio avviso, disse allora Burley, che noi perderemo il tempo ad assediare un castello. Ne fa d'uopo correre innanzi, e trar partito de' vantaggi ottenuti per occupare Glascow. Non so immaginarmi che, o gli avanzi del reggimento da noi sconfitto o il reggimento medesimo di lord Ross, pensino neanco ad aspettarci colà di piè fermo.»
»Almeno, rispose Poundtext, potremmo spiegare il nostro stendardo dinanzi a Tillietudlem e fare un'intimazione al castello. So bene che vi sta dentro una schiatta di refrattari; ma chi sa? potrebbero anche arrendersi; ed in allora faremmo prigionieri gli uomini, e muniremmo di salvocondotto le donne perchè potessero trasferirsi a Edimburgo.»
»Chi ardisce parlare di pace e salvocondotti?» si udì allora una voce stridula e acuta che venia dal mezzo di quella folla.
»Tacete, fratello Abacucco, tacete» soggiugneva in tuono pressocchè supplichevole Macbriar.
»No che non tacerò, continuava la precedente voce. È egli momento di parlare di pace e di salvocondotti, quando la terra è scossa fino nelle sue viscere? quando i rigagnoli divengono fiumi di sangue? quando il coltello a due tagli è uscito del fodero?»
Così favellando questo nuovo oratore pervenne ad avanzarsi in mezzo al consesso, e offerse ai sorpresi occhi di Morton la vista d'un personaggio, il cui aspetto conformava affatto alla voce e ai discorsi che avea fatti udire. Coperto d'un abito, altra volta nero, che andava a brani, portava sovr'esso i frammenti d'un vecchio mantelletto qual l'usano i montanari Scozzesi; aggiustamento di vesti che non bastavano al certo a guarentir dal freddo chi le portava, e a fatica adempievano i riguardi voluti dalla modestia. Gli ondeggiava sul petto una lunga barba, bianca come la neve; e capelli della stessa bianchezza che non avevan mai conosciuto pettine gli cadeano disordinatamente e dinanzi e sopra le spalle. I lineamenti del volto dimagrato dai digiuni appena il lasciavano scernere per un uomo. Feroce erane il guardo; e i suoi occhi errabondi ed acuti ad un tempo davan segno d'una mente sconcertata. Brandiva una sciabola arrugginita e tinta di sangue. Le unghie di costui cogli artigli d'un'aquila avean somiglianza.
»In nome del cielo, chi è costui?» chiese sommessamente a Poundtext il giovane Morton, fatto stupido a tale aspetto come se avesse veduto un sacerdote cannibale, toltosi allora dal sagrificar vittime umane.
»Egli è Abacucco Mucklewrath, rispose parimente sotto voce il ministro Poundtext; uomo che ha sofferto assai nelle passate guerre, e che indi è stato lungo tempo in prigione: la mente sua era alienata da lui fin quando egli ne uscì, e temo veramente sia posseduto dallo spirito maligno. Nondimeno l'entusiasmo ch'ei dimostra gli ha fatti molti partigiani, nè vorrei...»
Ma la voce di Poundtext fu soperchiata da quella di Abacucco che ripetè in tuono da far tremare la soffitta di quella stanza: »Chi ardisce parlar di pace e salvocondotti? Chi di pietà verso le case de' malvagi? Non istà forse scritto: voi infrangerete contro le selci i capi de' lor fanciulli: precipitate dall'alto delle torri la madre e la figlia; si nudriscano i cani del loro sangue come di quello di Gezabelle?»[4]