»Com'ei parla giusto! sclamavano parecchie voci dietro di lui. In verità non sarebbe servire a dovere la buona causa il risparmiarne i nemici.»

»Ah! quest'è un abbominio, un'empietà che fa nausea, proruppe Morton che non potea più frenare la sua indignazione. E credete voi meritarvi la protezione del cielo ascoltando i consigli orribili dell'atrocità e della follìa?»

»Zitto là, giovine inesperto! zitto là! prese a dir Kettledrumle, tu censuri quello che non intendi. Spetta a te forse giudicare il vaso entro cui il cielo ha versate le sue inspirazioni?»

»Noi giudichiamo l'albero da' suoi frutti, rispose Poundtext, nè crediamo che una contravvenzione alle leggi divine possa essere figlia d'una inspirazione del cielo.»

Kettledrumle si apparecchiava a rispondergli, ma fece per lui la strillante voce di Abacucco che tutte le voci spegnea.

»Perchè vi ho parlato? Perchè mi son io tratto fra voi? Perchè ho veduto; perchè ho inteso. Che cosa ho veduto? L'angelo sterminatore che brandiva la spada fiammeggiante. Che cosa ho inteso? Una voce che gridava Ferite, ferite! che i vostri occhi sian chiusi! che le vostre mani non conoscan pietà! L'uomo, e il fanciullo, la giovinetta e la vecchia dai capelli grigi, tutti cadano percossi dal fendente della vostra sciabola, che i ruscelli si cambino in fiumi di sangue!»

»Così comanda Dio. Sclamarono molte voci. Non può dubitarsene; poichè sono sei giorni che l'uomo divino non ha nè mangiato nè parlato. Noi ubbidiremo alla inspirazione.»

Compreso d'orrore sopra quanto aveva inteso ed udito Morton, s'allontanò dal consesso, e uscì fuori di quel tugurio. Burley che non dipartiva gli occhi da lui, lo seguì; e afferratolo per un braccio: »Ove andate?» gli disse.

»Nol so — Di nulla mi cale. — Basta ch'io qui non rimanga più lungo tempo.»

»Giovane! ti stancasti sì presto? Mettesti appena la mano all'aratro, e divisi già abbandonarlo? È questo il tuo consacrarti alla causa che un giorno tuo padre ha difesa?»