»Non v'è causa giusta, rispose Morton, che potesse prosperare sotto sì fatti auspici. Vedo una parte che vuole ubbidire ai sogni d'un mentecatto sitibondo di sangue. Vedo tra i capi di questa banda un prete ignorante quanto orgoglioso. Ne vedo un altro....» e qui fermossi un istante.

»Continua, disse Burley, continua. Ti ascolterò senza scompigliarmi. Un altro, vuoi tu dire, che è un assassino, un Balfour di Burley. Ma tu, o giovine, non pensi a tutto: in questi giorni di vendetta non sono gli uomini amanti sol di se stessi, gli uomini che ragionano a mente fredda, coloro che sorgono ad eseguire i giudizi del cielo, a compiere la liberazione d'un popolo. Se ti fosse toccato il vedere gli eserciti d'Inghilterra sotto il parlamento del 1642, allorchè tutte le lor file ringorgavano di settari e di entusiasti più feroci degli anabatisti di Munster, ben avresti avuto altro argomento di maraviglia. Ma cotesti uomini erano invincibili, e le lor mani operarono prodigi per la libertà del proprio paese.»

»I lor consigli però si tenevano con saggezza, e a malgrado della violenza del loro zelo e della stravaganza delle loro opinioni, eseguivano gli ordini de' propri capi nè si trasportavano ad atti inutili di crudeltà. Venti volte l'ho udito dire a mio padre. I vostri conciliaboli in vece sono l'immagine vera del caos.»

»Abbi pazienza, Enrico Morton! Tu non devi abbandonare la causa della religione e della patria per un discorso stravagante, o per un'azione che sembra a te riprovevole. Ascoltami. Io già ho fatto comprendere ad alcuni de' nostri amici che abbiamo un consiglio soverchiamente numeroso; e sembran d'accordo nella massima di ridurlo a sei de' capi principali. Tu sarai un di questi; tu avrai in esso una voce; tu potrai favorire, quando il crederai convenevole, la parte dei moderati. Sei contento?»

»Il sarò senza dubbio, quand'io veda veramente la mia presenza essere utile a temperare gli orrori d'una civile discordia; nè abbandonerò la carica che accettai se non se allor quando io veda vincer partiti, contra i quali si ribelli la mia coscienza. No: non vedrò mai imperterrito la strage d'un inimico che domanda quartiere al cessare della battaglia: non consentirò mai ad un'esecuzione, cui non abbia preceduto un giudizio. Voi potete star certi che a provvisioni di tal natura io mi opporrò costantemente e con tutto il potere che mi attribuiste.»

»Sei giovine, o Morton, te lo ripeto, nè comprendi ancora che poche gocce di sangue son nulla, se giovano ad estinguere tutto un incendio. Ma non quindi ti prenda spavento. Avrai in tutti i casi voce al consiglio, e può darsi che ci troviamo sempre del medesimo avviso.»

Nè tai detti erano assai per rendere Morton tranquillo: pure non giudicò in quell'istante prudenza il tirar più a lungo un tale colloquio. Burley si tolse da lui, consigliandolo a prendere un po' di riposo, tanto più necessario per la probabilità che alla domane l'esercito si ponesse in cammino.

»Non andate a dormire anche voi?» Enrico gli chiese.

»No, rispose Burley: i miei occhi non si possono ancora chiudere al sonno. Egli è d'uopo che la scelta del nuovo consiglio venga fatta in questa notte medesima. Domani vi chiamerò per prendervi luogo alle deliberazioni.»

Partito Burley, Morton si fece ad esaminare il sito ove trovavasi, nè credè rinvenirne un più opportuno per trascorrervi quella notte. Coperto di musco erane il suolo, e una punta di roccia lo difendea dal vento di tramontana. Avviluppatosi nel mantello datogli fin sulle prime dell'arresto suo dal dragone, una stanchezza, figlia delle fatiche del corpo e dell'animo sofferte in quella giornata, lo vinse; talchè prima di aver tempo di meditare sullo stato deplorabile del suo paese e sul bivio dilicato in mezzo a cui trovavasi posto, fu preso dal sonno.