»Mettete la maschera che più vi piace ai diletti mondani. Agli occhi miei non sono che vanità, non presentano se non se agguati. Non abbiamo che uno scopo sopra la terra: Rifabbricare il Tempio del Signore

»Pure mio padre mi dicea spesse volte, che molti i quali s'impadronivano dell'autorità a nome del cielo, la usavano con tanta severità, ed erano tanto schifi di abbandonarla, come se l'ambizione fosse stata unicamente la loro forza motrice. — Ma non è di questo che ora dobbiam favellare. Riusciste poi nell'assunto d'instituire un nuovo consiglio?»

»La nomina è fatta. Sarà composto di sei individui. Voi siete un di essi, e venni anzi in traccia di voi per sollecitarvi a trasferirvi colà e prender parte alle deliberazioni.»

Morton seguì Burley in quello stesso casolare ov'era stato il dì innanzi, ed ove gli altri compagni suoi lo aspettavano. Le due principali fazioni in cui divideasi questo esercito affrettatamente raunato, erano dopo lunga e tumultuosa discussione alfin convenute nel partito d'avere ciascuna la facoltà di nominare la metà de' membri del consiglio. I tre scelti dai Puritani fanatici erano Burley, Macbriar, e Kettledrumle. La scelta de' moderati cadde sopra Poundtext, Enrico Morton e lord Langfern, signore di quelle vicinanze, che avendo scialacquato il suo patrimonio non sarebbe stato scontento di restaurarlo all'aura delle domestiche turbolenze. Tal fu l'espediente inteso a contrabbilanciare compiutamente in quel consiglio le due fazioni; ma vi era grande probabilità ciò nonostante, che la preponderanza sarebbe stata dalla parte di chi alle più violenti sentenze inclinava. L'astuto Burley, il quale fondavasi sul soccorso de' moderati ogni qualvolta avrebbe differito di opinione dai due colleghi della sua fazione, si riserbava poi, quando con questi accordava, a porre in uso la prevalenza, ch'ei sperava mantener sempre sullo spirito di Morton e sulla debolezza d'indole, ch'era il caratteristico di lord Langfern, per trarre almeno un d'essi nel proprio partito, ed assicurarsi in tutti i casi la maggiorità.

Per vero dire, le deliberazioni di questa giornata furono sensate quanto tranquille. Dopo avere esaminato i modi di guerreggiare che offeriva l'istante, e que' maggiori che erano da sperarsi, risolvettero conservare il campo, in cui stavano, tutto quel giorno per dar tempo di giugnere ai rinforzi che s'attendevano; alla domane si marcerebbe alla volta di Tillietudlem, intimando al castello la resa; negandola que' di dentro, si tenterebbe un assalto; il quale ove non fosse riuscito, ne verrebbe abbandonata l'impresa contentandosi di lasciare attorno a quella fortezza una forza bastante a bloccarla e tribolarla colla penuria sintantochè si arrendesse. Il rimanente dell'esercito prenderebbe la via di Glascow per isnidiarne lord Ross e gli avanzi del reggimento di Claverhouse.

Tal fu la conclusione di quest'adunata. Laonde il primo passo d'Enrico nella sua nuova carriera diveniva l'assalire un castello spettante all'avola di colei che gli era scopo di tenerissimo affetto, un castello difeso dal maggiore Bellenden, cui lo astrigneano vincoli di stima, d'amicizia, di gratitudine. Nè certamente ei celava a se stesso l'arduità dello stato in cui era posto; ma il confortava la speranza che l'autorità acquistatasi sopra l'esercito gli fornirebbe abilità di concedere agli abitanti di Tillietudlem tale assistenza, su cui certamente non avrebbero potuto fondarsi s'ei non fosse stato fra i capi della spedizione. Egli nudriva parimente una lusinga di potere frapporre tra l'esercito presbiteriano e il castello tai patti di neutralità, da metter questo al sicuro contro i funesti effetti della guerra che stava per cominciare.

CAPITOLO VIII.

»Sol per prodigio a lacrimevol, fera

»Strage sottratto, or move a questa banda