»Potete voi, o milord (esclamò Editta con uno di quegli slanci di commozione che sono spesse volte il caratteristico del bel sesso, e così ben gli si addicono) potete voi supporre in noi tanta abbiezione, crederne così assorte in pensar solo a noi stesse per acconsentir che partiate? E vi par egli che le considerazioni da voi poste in campo valgano ad impedire ai vostri amici il darvi ricetto, e il darvelo in un momento che il paese è coperto di nemici, in un momento che non siete in essere di potervi difendere? Evvi forse in tutta la Scozia una sola capanna, donde vi permettessero l'uscita nello stato in cui siete? E come v'immaginaste che vi lasceremmo partir da un castello, entro cui noi medesime ci crediam protette a bastanza?»

Editta pronunziò sì fatti accenti con voce agitata da verissima commozione interna; e il rossore apparsole in sulle guance palesò com'ella sentisse fortemente nell'animo tutto quanto esprimeva.

»Lord Evandale non può assolutamente pensare ad abbandonarci, aggiunse lady Margherita. Pique, il vecchio servo di mio fratello, egli che lo ha seguito in tutte le guerre, ha acquistata qualche cognizione di chirurgia, e curerà le ferite di milord. Non permetterei all'ultimo fra i soldati di sua maestà che abbandonasse il castello di Tillietudlem, allorchè d'ogni parte la spada si sguaina contro di essi. Vi lascio dire se soffrirei che uscisse lord Evandale! Sarebbe per questa mia casa tale disdoro, di cui la sola idea m'atterrisce. Dacchè il castello di Tillietudlem è stato onorato di una visita di sua ma....»

Fortunatamente in tal punto fu interrotta dall'arrivo del maggiore.

»Abbiamo fatto un prigioniero, mio zio, disse miss Editta, e un prigioniero ferito che tenta prender la fuga. Spero che ne aiuterete a trattenerlo per forza.»

»Lord Evandale! il maggiore tosto sclamò. Il piacer che ne provo è tanto grande come quello ch'io gustai, sono tanti anni, al ricevere la mia nomina di tenente. Claverhouse ne avea fatto temere che foste caduto prigioniero, o che forse anche aveste perduta la vita.»

»Se nulla di questo è accaduto, ne ho debito ad un vostro amico (rispose lord Evandale con qualche commozione e chinando la testa, quasi temesse scorgere l'impressione che quanto egli stava per raccontare avrebbe prodotto sull'animo di miss Bellenden). Io era già rovesciato da cavallo e privo d'ogni difesa, la sciabola dell'inimico pendea sul mio capo, allorchè Morton, il prigioniero per cui ieri intercedevate voi stesso, si è generosamente frapposto in mio favore, mi ha salvati i giorni a rischio dei propri, m'ha somministrate le vie d'una fuga.»

Nel terminar tai detti una curiosità dolorosa al suo cuore trionfò in lui della precedente risoluzione. Sollevò gli occhi suoi sopra Editta, e in quelli della giovane credè ravvisare la gioia impadronitasi di lei in udendo che l'amante suo era vivo, era libero, nè si era lasciato vincere in generosità dal rivale. Tali erano di fatto i sentimenti ohe Editta provava; ma a questi aggiugneasi l'altro di verace ammirazione tributata alla nobile franchezza, onde lord Evandale rendea giustizia ad un tale competitore, e gli si professava debitor d'un servigio, di cui giusta ogni probabilità avrebbe voluto avere a tutt'altri l'obbligazione.

Il maggiore che non si sarebbe accorto della commozione fattasi negli animi di sua nipote e di lord Evandale, foss'anche stata le mille volte più evidente, si limitò a dire: »Poichè Enrico Morton ha qualche prevalenza sullo spirito di questi sciagurati, godo che ne abbia fatto un sì buon uso; ma spero si torrà, tosto che il possa, dalle loro mani. Non dubito ch'ei nol desideri. Io ne conosco le massime, e so com'ei detesti il gergo mistico, l'ipocrisia di costoro. Quante volte l'ho udito ridere della pedanteria di quei vecchio furfante, del ministro presbiteriano Poundtext, di questo iniquo, che dopo avere goduto per tanti anni della condiscendenza del governo, si leva sfacciatamente la maschera alla prima occasione, e sovvertendo colle sue ciance tre quarti di parrocchiani, a capo d'essi va a raggiugnere le bande ribelli. — Ma e voi come fuggiste o milord?»

»Che volete? rispose sorridendo lord Evandale: a guisa d'un cavalier miscredente, e affidandomi tutto alla celerità del mio palafreno. Ho preso la via, che credei mi avventurasse meno ad uno scontro cogl'inimici, nè indovinereste mai in qual luogo io abbia trovato ricovero la scorsa notte.»