»Ma di che cosa? qual è questa cosa? Avete voglia di farmi perder la mente?»
»La cosa è che il sig. Morton ha raggiunti i ribelli, e che lo hanno nominato per un de' lor condottieri.»
»Tutto menzogna! Tutto abbietta calunnia! e mi sorprende il vostro ardire di riportarmela. Enrico è incapace di porre in dimenticanza quanto deve al suo re ed alla sua patria. — Dire il contrario è un mancar crudelmente di riguardo a me, e a... a persone innocenti perseguitate, e che non si trovano qui per difendersi. — Ve lo ripeto; Enrico è incapace dell'azione che gli attribuite.»
»Mio Dio! miss Editta, farebbe mestieri conoscere i giovani più di me, e più di quanto ho voglia di conoscerli, per dir con certezza di che sono e di che non sono capaci. Sappiate dunque che stamane Holliday e un altro dragone si sono travestiti da contadini Scozzesi per fare una sco.... sì una scoperta, così la chiama Gudyil. Si sono trasportati nel campo dei ribelli; e tornati ora, ne raccontano d'aver veduto il Sig. Enrico Morton armato di sciabola e di pistole che cavalcava un cavallo del reggimento guardie, e trattava da pari a pari cogli altri capi de' ribelli. L'hanno veduto dar ordini a quelle turbe, e Cuddy gli veniva dopo, vestito d'un farsetto che hanno riconosciuto appartenere a Bothwell, colla coccarda di fettuccia turchina al cappello, che questo è il color de' ribelli; e poi i merletti allo sparato della camicia all'usanza d'un lord. Una cosa veramente andava bene coll'altra!»
»È impossibile, Jenny. Questa notizia non può esser vera. Mio zio non ne ha udito parlare.»
»Lo credo anch'io. Holliday è tornato cinque minuti dopo l'arrivo di lord Evandale, e appena è stato istrutto di tal novità, ha giurato per tutti i santi, che trovandosi ora entro il castello un ufiziale del reggimento, farebbe a questo e non più al maggiore Bellenden il suo.... come ha detto?.... il suo rapporto; e se ha raccontato a me questa faccenda, è stato, cred'io, per farmi tribolare al proposito di Cuddy.»
»Ed è ben per questo, sciocchissima creatura, che la notizia è falsa, architettata solo per darti un po' di martirio.»
»No, miss Editta; perchè John Gudyil ha fatto entrare in credenza l'altro dragone, vecchio soldato, del quale non so il nome, e questi intanto che beveva un bicchiere d'acquavite gli ha ripetuto parola per parola lo stesso racconto. Cagione per cui il sig. Gudyil è montato in grandissima collera, dando colpa di tutto ciò a milady e al maggiore, i quali, diceva egli, se non avessero posta alcuna sorte di mediazione pel sig. Enrico,[5] se questi, e parimente Cuddy fossero stati moschettati, non si starebbero ora impugnando l'armi in compagnia de' ribelli. Nè qui mi pare che abbia poi tutto il torto.»
Non appena Jenny ebbe proferite sì fatte parole, fu costretta ad atterrire dell'effetto che produssero sull'animo della sua giovine padrona, effetto doppiamente forte, perchè questa era imbevuta delle massime monarchiche giusta le quali venne educata. Ogni vermiglio le sparì dal volto, le mancò il respiro, cadde priva di moto sopra il seggiolone che fu più prossimo. Jenny si fe' a tagliarne le stringhe del busto, le appressò alle narici un profumo di penne abbruciate, tentò in somma tutti que' rimedi soliti a credersi efficaci in tai casi; ma tutto invano.
»Dio mi perdoni! Jenny esclamò. Che mai fec'io, sciagurata. Era meglio mi avessero prima tagliata la lingua. Ma chi avrebbe creduto ch'ella si prenderebbe tanto a cuor questa cosa? Si tratta poi di un giovane. Nè anche se non ve ne fossero più a questo mondo! — Miss Editta, mia cara padroncina, riprendete coraggio. Chi sa? Quanto vi ho raccontato potrebbe anche non essere vero. — Ma l'ho sempre detto che questa mia lingua dovea giuocarmi un cattivo giuoco. — Buon Dio! Mancherebbe or solo che venisse milady, e vedesse la nipote stesa su questo seggiolone, ove niuno si è più seduto dopo che servì a sua maestà. — Che cosa devo fare? Come terminerà questo intrico?»