»Vedeste mai un simil automa, diss'egli al maggiore; non diremmo che si move per un giuoco di suste? Crediamo che abbia il dono della parola?»
»Oh sì! rispose il maggiore. Colui mi rimembra vari antichi miei conoscenti. Egli è un vero Puritano, dell'effettivo lievito farisaico. — State attento. Tossisce; m'aspetto che fa un'intimazione al castello, non già a suon di tromba, ma con un pezzo di predica.»
Nè s'ingannava nelle sue congetture il maggiore, che nelle precedenti guerre civili aveva avute parecchie occasioni di conoscere il gergo e lo stile di questi fanatici; la sola differenza si fu che in vece d'un pezzo di sermone in prosa, lord Langfern (che era questo inviato) intonò con voce stridula e acuta il seguente squarcio di salmo parafrasato.
»Vostre porte superbe si schiudano,
»Abbassate le vinte bandiere,
»Re mondani. Del re delle sfere
»Le falangi qui volgono il piè.»
»Non ci ho io indovinato?» disse il maggiore a lord Evandale.
Allora presentatisi entrambi all'uscio del cancello, il maggiore domandò al messo a qual fine fosse venuto ululando dinanzi alla porta del castello a guisa di cane che abbaia alla luna.
»Io vengo (si fe' a rispondere senza salutarli e tenendo sempre il tuono medesimo quell'araldo) io vengo a nome dell'esercito religioso e patriottico de' Presbiteriani per favellare al giovane figlio di Belial Guglielmo Maxwell, detto lord Evandale, e al vecchio peccatore indurito, Miles Bellenden di Charnwood.»