Nondimeno Dio, che vede nell'intimo del mio cuore, mi giudichi s'io partecipo alle passioni violente ed odievoli della maggior parte di coloro che combattono nelle nostre file. I miei voti i più ardenti sono per vedere imposto un fine sollecito a questa guerra contro natura, i miei voti sono perchè al lodevole scopo si adoperi l'intervento d'uomini moderati e prudenti d'entrambe le parti, i miei voti sono affinchè si ottenga il ritorno stabile di una pace, che senza diminuire in conto alcuno i diritti costituzionali del re, ponga in vece del militare dispotismo la giustizia delle civili magistrature, e permettendo a ciascuno di onorar Dio giusta i dettami della propria coscienza, incateni l'entusiasmo fanatico colla ragione e colla dolcezza anzichè spignerlo alla frenesia cogli urti della intolleranza e della persecuzione.
Poichè tali sono i principj che mi guidano, voi dovete comprendere quanto ella sia acerba cosa per me l'essere in armi dinanzi al castello della rispettabile vostra parente. Veniamo assicurati ch'è vostra intenzione il difenderlo contro di noi. Permettetemi il porvi innanzi agli occhi che una tale deliberazione non condurrebbe se non se ad un inutile spargimento di sangue. Voi non aveste il tempo bastante agli apparecchi d'una convenevol difesa, e quand'anche i nostri non pervenissero ad impadronirsi per assalto del castello, la mancanza di vittuarie ben tosto vi costringerebbe, voi medesimi, a cederlo. Fosse in un modo o nell'altro, il cuor mi si spezza in pensando alle sciagure ed ai patimenti, cui si troveranno avventurate le persone che vi soggiornano.
Non v'avvisaste ciò non pertanto, rispettabile amico, ch'io volessi vedervi accettar patti intesi in qualsisia modo ad oscurare l'inviolata fama che vi siete e meritata ed acquistata. Adoperate ch'escano fuor del castello quanti soldati reali or vi si trovano, ed io ne farò sicura la ritirata, e mi riprometto che altro patto non si pretenderà da voi fuori di quello d'una assicurazione di neutralità per tutto il corso di questa guerra malaugurata. Voi non avrete l'onere di ricevere sorte alcuna di guernigione, e i dominj di lady Margherita verranno rispettati al pari de' vostri.
Potrei allegarvi molt'altri motivi atti a persuadere sulla ragionevolezza di mie proposte; ma nella tema, attesi i momenti in cui siamo, di apparire colpevole dinanzi a voi, prevedo come ogni ragionamento perderebbe forza sul vostro animo. Conchiudo pertanto accertandovi che, comunque sul conto mio la pensiate, non si partirà mai dal mio cuore la grata rimembranza di quanto io vi debbo, e che avrò per l'istante il più felice della mia vita quello in cui mi riesca convincervi meglio che con parole di tali miei sentimenti. Coerentemente ad essi vi avverto affinchè, se mai, cosa ella pure possibile, nel primo bollore delle idee che or vi commovono, rigettaste le mie proposte, indi la natura degli avvenimenti vi rendesse proclive ad accettarle, non vi stiate dal farmi note le vostre nuove deliberazioni, e crediate che avrò sempre qual mia fortuna, il potervi essere di qualche vantaggio.
S. Enrico Morton.»
Il maggiore lesse tutta la predetta lettera con tale indignazione che non si studiò certamente a nascondere.
»Oh l'uomo ingrato! oh l'uomo perfido! (andava esclamando nel rimettere la stessa lettera a lord Evandale). Ribelle per calcolo, senza avere nè manco la scusa dell'entusiasmo che trascina quegli altri sciagurati fanatici! Ah stolto io! non dovea mai dimenticarmi ch'egli era di schiatta presbiteriana. Doveva accorgermi ch'io accarezzava un giovine lupo; pronto nell'ingrandire a volermi sbranare. Non v'è che dire. Se san Paolo tornasse sulla terra, e fosse presbiteriano, in tre mesi diventerebbe un ribelle. La semenza della ribellione, costoro l'hanno nel sangue.»
»Certamente io sarei l'ultimo, soggiunse lord Evandale, a proporre la resa del castello. Ma... e se ne verranno a mancare i viveri, se non riceviamo i promessi soccorsi!.. Non potremmo almeno profittare di questa via di corrispondenza, che la sorte or ne appresenta, per assicurare una ritirata alle signore del castello?»
»Le signore del castello, rispose il maggiore, soffriranno qualsivoglia estremità, anzichè dovere salvezza a questo ipocrita dalla lingua dorata. Ma s'incominci dal congedare lo spettabile ambasciatore. — Tornate a' vostri comandanti, disse indi a Langfern, e dite loro che ogni qualvolta non avessero una fiducia, di nuovo genere affatto, sulla durezza de' propri cranii, non li consiglio venirli a fregare contra queste vecchie muraglie[6]. Avvertiteli ancora di non mandarne oltre parlamentari, o li faremo appiccare in contraccambio della morte del tenente Graham, vittima di un loro assassinio.»
Con sì fatta risposta ritornò il messo ai suoi commettenti. Giunto che fu all'esercito, tumultuose grida s'intesero per ogni dove, e dispiegata immantinente la bandiera rossa orlata d'azzurro, tutti presero la via del castello.