Nello stesso tempo sventolarono sulla torre di Tillietudlem e lo stendardo reale e l'antica bandiera della famiglia Bellenden; ed una scarica generale di tutta l'artiglieria del castello portò nelle prime file de' sollevati tal perdita, che disordinò per qualche istante l'esercito.
»Credo, disse Gudyil nel far ricaricare i cannoni, che abbiano trovato il nido del falco tropp'alto per potervi arrivare.»
Cionnullameno l'esercito continuava innoltrandosi, e già una delle sue divisioni trovavasi nel viale che guida al castello. Quand'ella si pensò a gittata d'archibuso, sparò tutte le sue armi da fuoco contro la torre, fazione che tornò inutile affatto; indi una smannata di picchieri condotta da Burley s'avanzò risoluta sino al primo palizzato, e forzatone l'ingresso ferì alcuni di quelli che il difendeano, costrignendo gli altri a ritrarsi fino al secondo. Ma qui si ristette tutto il buon successo ottenuto allora dai Puritani. Perchè il guadagnato terreno li mettea scoperti e senza difesa contro il trarre de' cannoni della torre, intanto ch'essi non poteano nuocere ad un nemico difeso dalle fortificazioni e trinceratosi dietro de' palizzati. Furono quindi obbligati a ritrarsi con perdita; il qual partito però non presero se prima non ebbero distrutta la prima trincea in guisa tale da renderne impossibile il restauramento.
Burley non solamente fu l'ultimo a ritrarsi, ma solo un istante vi rimase, armato d'una picozza di cui si valse ad atterrare l'ultimo pilastro del palizzato senza scompigliarsi per le molte palle che gli fischiavano attorno.
L'infruttuoso assalto rialzò il coraggio dei difensori del castello altrettanto quanto fece accorti i Puritani della saldezza di quella piazza che avean divisato intraprendere. Quindi al tentativo d'un secondo assalto posero innanzi maggiori cautele. Intanto una banda d'ottimi cacciatori che avea Enrico Morton per duce fe' un giro intorno a que' boschi ed aggiunse tal sito, d'onde potea tribolare i difensori del secondo palizzato, intantochè Burley con più forte corpo di truppa gli assaliva di fronte.
Compresosi dagli assediati in qual pericolo tale fazione ostile li conducesse, si diedero ad impedire l'avvicinamento di Morton col trarre sulla banda de' suoi tutte le volte che rimaneva scoperta. E questi per parte loro oppose coraggiosa intrepidezza e valore, del che doveasi soprattutto la lode al giovine duce, il quale facea parimente mostra di sua perizia, e nel collocare i propri soldati quanto al sicuro poteasi dal fulminar del castello, e nell'arrecar molestia ai nemici.
Più volte ingiunse ai suoi combattenti di far bersaglio alle scariche dei loro archibusi piuttosto i dragoni che qualunque altro difensor del castello, e massimamente di risparmiare i giorni del vecchio maggiore, trasportato sempre dalla sua intrepidezza ai siti i più perigliosi. Per tal guisa continuò il suo cammino di macchia in macchia, di dirupo in dirupo fra 'l continuo trarre dei nemici archibusi, sintantochè pervenne al campo ch'egli intendea ad occupare. Potè allora indirigere i tiri contro coloro che difendevano il palizzato, e Burley vantaggiando della confusione cui portò fra essi l'assalto laterale, fece furioso impeto di fronte, e forzata la seconda trincea, spinse i nemici fino alla terza, ed entrandovi insieme con essi gridò con quanto avea fiato »Uccidete! Non quartiere ad alcuno! È nostro il castello.» I più intrepidi fra' suoi soldati, animati da questo grido, precipitosamente il seguirono, mentre gli altri impiegavano il tempo a distruggere il secondo ed il terzo palizzato.
Lord Evandale non potè rattenere più a lungo la propria impazienza. Col suo braccio al collo si fe' capo di quelli che tuttavia rimanevano nel castello, e incoraggiandoli colla voce e col gesto, operò una sortita in soccorso de' suoi che in quel punto Burley strettissimamente incalzava; il qual rinforzo restituì l'equilibrio alla pugna. Perchè certamente stava pe' sollevati una superiorità, a proporzione immensa, di numero; ma tale vantaggio era di pochissimo conto nel terreno ove era la battaglia e dove non potea presentarsi un fronte maggiore di otto o dieci uomini. Male armati oltre a ciò i Puritani, aveano soprappiù lo svantaggio d'ignorare i principj degli assalti e delle difese. La lotta rimase per qualche tempo indecisa, nè alcuna delle due parti potea vantarsi d'un buon successo di qualche importanza; ma in mezzo a cotale scena di confusione poco mancò che un incidente non preveduto ponesse nelle mani degli assedianti il castello.
Cuddy era nel numero de' cacciatori capitanati da Enrico Morton; Cuddy che conoscea a perfezione fino l'ultima macchia, fin l'ultima punta di rupe che trovavasi ne' dintorni di quel castello. Cento volte egli era stato in compagnia di Jenny a raccorre nocciuole ne' boschi di Tillietudlem. Non difettava già di coraggio; ma ad un tempo non era studioso di cercare i pericoli pel diletto semplice d'affrontarli, o per l'ardor della gloria che glie ne potesse derivare. Al primo accorgersi, poichè egli perteneva al retroguado, che dal castello si traeva su la sua banda, prese la sinistra seguito da tre o quattro compagni; e attraversando un fitto bosco che gli era notissimo, pervenne sotto le mura del castello ad un fianco d'esso opposto diametralmente a quello cui l'assalto s'indirigea; angolo di rocca cui nemmeno si era pensato di affortificare, perchè, situato sull'altura d'una scoscesa montagna e cinto d'ogni lato di precipizi, credeasi che la natura lo avesse affortificato a bastanza. Certamente niun esercito avrebbe avvisato di assalire il castello da tale punto, d'onde bastavano gli sforzi di pochi fra gli assediati a precipitare giù dal monte quei che fossero giunti ad inerpicarsi fin là; nè que' di dentro solamente sognavano che pochi uomini affronterebbero tale rischio, mossi da studio di evitarne uno men rilevante.
Quivi appunto era quella tal finestra, d'onde raccomandatosi ai rami d'un vicino salice[7] Gibby uscì furtivo del castello per portare al maggiore una lettera di miss Editta.