»Eccoci ad una stazione ch'io conosco assai bene, disse Cuddy, appoggiandosi per pigliar fiato al moschetto. Sono pur tante le volte che ho aiutato Jenny Dennison a calare di contrabbando da questa finestra per venir meco ne' boschi a diporto!»
»E chi ne impedisce ora d'entrare di contrabbando per la medesima via?» soggiunse tosto un compagno di Cuddy, un di que' galeoni non avvezzi a misurar troppo le imprese che affrontano.
»Chi ce lo impedisca non vedo, rispose Cuddy. Ma che cosa poi ne ritrarremo?»
»Che cosa ne ritrarremo? siamo in cinque. Tutti sono fuor del castello. Ce ne impadroniremo intanto che gli altri si battono fra i palizzati.»
»Sia! disse Cuddy; ma badate bene che nessuno di voi tocchi solamente, o Jenny, o miss Editta, o la vecchia signora, o il vecchio maggiore, o nessuno in somma di quei che son del castello. Lavorate addosso ai dragoni, non m'oppongo. Di questi, fatene quel che volete, ma...»
»Su via! rispose l'altro; incominciamo dall'andar dentro, poi vedremo quel che torni meglio operare.»
Spinto così da' suoi compagni Cuddy sembrava avanzarsi di mala voglia. La voce segreta della coscienza gli rimprocciava tale atto come un mal guiderdone alla bontà che lady Margherita usò per lungo tempo così a lui come alla sua famiglia; per altra parte ei non sapea quale accoglienza lo aspettasse nella stanza ove parlavasi di penetrare. Cionullameno ascese il salice. Due compagni vennero dietro lui e a far lo stesso si apparecchiavano gli altri. Angustissima era quella finestra, guernita un tempo di una grata di spranghe di ferro, poi staccatesi, fosse per forza di tempo, o fosse per quella de' subalterni che trovassero tal cosa espediente alle uscite loro clandestine. Divenia quindi facilissimo l'introdursi semprechè non si trovassero di dentro persone ad impedire, ed era di quanto Cuddy, prudente in ogni occasione, voleva accertarsi innanzi commettersi a questa impresa pericolosa. Sordo quindi alle preghiere e alle minacce di quelli che lo seguivano, allungava il collo per fare le sue osservazioni al di là della finestra, allorchè la testa di lui fu veduta da Jenny Dennison, postasi allor di piè fermo in quella stanza, siccome luogo della rocca il più di tutti appartato. Ella mise uno spaventevole grido e corsa al cammino s'impadronì d'una pentola di minestra bollente che stava apparecchiandosi per la colezion de' soldati, e ne irrugiadò il capo a Cuddy e a' suoi compagni.
Fin quando ne udì il primo grido, Cuddy non pensò che a fare la sua ritirata. Buon per lui che in quel momento aveva abbassata la testa, e coperta in oltre dall'elmetto di Bothwell, ereditato da Cuddy unitamente al farsetto di cuoio di bufalo che aveva addosso. Tutto il suo male quindi si ridusse ad alcune vesciche di scottatura nelle poche parti del suo corpo non riparate; ma i colleghi di lui che, per farlo andare innanzi e impedirgli d'indietreggiare, tenevano il naso in alto, furono, qual più, qual meno, arsi dal bollente liquido, talchè pensarono certamente a tutt'altro fuorchè ad impacciare la ritratta a Cuddy, il quale si lasciò cader giù dall'albero ben più presto che non v'era salito, e insieme agli altri tenne il sentiero più breve e men pericoloso onde raggiugnere l'abbandonato retroguardo.
In questo mezzo Jenny, che il solo terrore avea spinta a compiere tale impresa, non cessava pel cessato pericolo dal mandar grida di spavento, e trascorreva tutta la rocca gridando, »al ladro! al fuoco! all'assassino! È preso il castello»! Voci cui ripeteano, tutte l'altre ancelle senza conoscerne la cagione; e ne crebbe tanto il romore che giunse all'orecchio sin del maggiore, comunque inteso alla battaglia de' palizzati. Così questi come lord Evandale vennero allora in timore di una sorpresa sopra qualche altro punto operata; laonde giudicarono buon partito il limitarsi alla difesa dell'interno del castello, ove rientrarono co' propri soldati, abbandonando ai Presbiteriani tutte le esterne fortificazioni.
Fu un trionfo pe' secondi tale ritratta dei Reali, ma un trionfo sol di amor proprio, perchè oltre all'aver provata gravissima perdita, coll'occupare i palizzati non aveano gran che progredito nella probabilità d'impossessarsi del castello, le cui mura grosse e saldissime opponevano tal resistenza che il solo cannone poteva atterrare. L'esercito presbiteriano adunque dopo d'avere compiutamente distrutte quelle trincee, si mise fuor di gittata del cannone della torre a fine di risolvere sul partito che conveniva meglio in appresso.