Per altra parte lo stato degli assediati era tale da ispirar loro tutt'altro che sicurezza. Oltre a' molti feriti, aveano perduti tre de' lor combattenti. Del certo contavano una perdita senza confronto maggiore i nemici, ma considerando di più che l'esercito ogni dì ne ingrossava, sì fatta perdita non poteva tornare ad essi funesta, siccome una, comunque più tenue, lo diveniva ad una guernigione di già affievolita, e priva d'ogni modo di reclutare.

L'accanimento dato a divedere nel secondo assalto dai Presbiteriani poteva giustamente far credere che i capi fossero venuti nella ferma risoluzione di impadronirsi di quella fortezza, tanto più che se avessero avuto tale divisamento, ben secondavali lo zelo de' lor soldati. Quanto offeriva maggiore motivo di tema a que' del castello si era la penuria, nella supposizione che il nemico avesse ricorso ad un blocco per farlo cadere. Perchè tutte le ordinanze date dal maggiore non ottennero che la piazza fosse vittovagliata quant'egli avrebbe voluto, nè v'era vigilanza che fosse atta ad impedire il giornaliero e continuo rubacchiar dei dragoni. Fu pertanto in mezzo a tali sconfortanti meditazioni che il prode Bellenden pensò a far chiudere la finestra d'onde poco mancò a Cuddy che non sorprendesse il castello, e ad estendere tale provvedimento a tutte l'altre finestre, che avessero potuto presentare occasione a non dissimile tentativo.

CAPITOLO X.

»Il re de' suoi guerrier raccolto ha 'l fiore.

Enrico IV.

Nella sera successiva al giorno de' due assalti tentati contra il castello di Tillietudlem, i duci dell'esercito presbiteriano si diedero a consigliar seriamente fra loro. La sofferta perdita di uomini, al certo non gl'incoraggiava, oltre che questa, siccome suol accadere, cadeva appunto su i più valorosi. Nulla era da temersi quanto una continuazione di sforzi, che poi fossero andati a vuoto, per conquistare un castello di cui finalmente sol secondaria vedeasi l'importanza; perchè ciò avrebbe raffreddato l'entusiasmo dei partigiani, e a proporzione scemato il lor numero, a costo di perdere irreparabilmente l'istante in cui una sommossa generale e non preveduta trovava il governo sfornito di modi a reprimerla e dissiparla. In conseguenza di tali considerazioni fu risoluto, che il principale corpo d'esercito prenderebbe la via di Glascow per isloggiarne il reggimento di lord Ross e gli avanzi di quello di Claverhouse riparatisi nella stessa piazza. Di questo corpo primario fu dato il comando a Morton e ad alcuni altri capi, intantochè Burley si assunse rimanere con cinquecento uomini dinanzi a Tillietudlem, così per bloccare questo castello come per raccogliere i nuovi rinforzi che a mano a mano arrivavano.

Ordinamento di cose che spiacque affatto al giovine di Milnwood! Egli rimostrò pertanto a Burley come avesse egli ragioni fortissime a desiderare in vece il comando del blocco di Tillietudlem, la qual fazione se a lui veniva affidata, ripromettevasi di tale aggiustamento che senza divenire soverchiamente grave agli assediati, sarebbe tornato gradevole a tutto l'esercito.

Non durò fatica Burley ad indovinar quai motivi inspiravano al suo giovine collega sì fatto linguaggio. Troppo interesse egli aveva ad investigare l'indole, e le inclinazioni de' suoi fratelli d'armi, ed era già stato istrutto dalla vecchia Mausa delle corrispondenze che aveva Morton con una parte degli abitanti di quel castello.

»Non è saggezza questa tua, o giovine, che vuoi sacrificare la santa causa all'amicizia d'un Filisteo, alla passione concetta per una femmina Moabita.»