»Buon Dio! sig. Enrico, e siete voi veramente? Quest'è impossibile. Mi sembrate venuto più grande da quindici giorni in qua. Presentemente avete fatto l'aria d'un uomo.»

»Eppure son io, mia cara Alison. Sarà senza dubbio quest'abito che mi fa parere più grande ai vostr'occhi; e quanto all'aria più virile, oh! viviamo in tempi che cambiano presto i fanciulli in uomini[8]

»Oh i cattivi tempi, sig. Enrico! Perchè mai avete dovuto voi ancora provarne la malattia? Ma chi poteva impedirlo? — Già convien confessarlo. Qui non eravate trattato troppo bene, e glie l'ho detto le cento volte a vostro zio. Mettete il piede su un verme, che è un verme, e si risente.»

»E vero, mia Alison, voi prendevate sempre le mie difese, riserbandovi però il privilegio che volevate voi sola di rabbuffarmi... Ma dove è mio zio?»

»A Edimburgo. Vi è andato portandosi con sè tutto quello che potea trasportare. Ha creduto di star colà più sicuro. Già voi lo conoscete al pari di me.»

»Spero che la sua salute non abbia sofferto.»

»Nè la sua salute, nè le sue sostanze. Ma ha avuto, vi dico io, una di quelle paure!... Si è fatto tener dietro tre carra cariche, finchè roba ci stava. Avrebbe demolito il castello per portarlo seco se avesse potuto. Partì nel giorno successivo alla battaglia di Loudon-Hill; e la indovinò. Figuratevi che agonia di morte sarebbe stata per lui il vedere due dragoni della guernigione di Tillietudlem menar via due delle nostre vacche! — Se volete, in quel giorno stesso feci un ottimo contratto per quattro altre.»

»Un ottimo contratto per quattro altre! come sarebbe a dire?»

»Ah! non sapete nulla? I dragoni scorrazzavano da tutte le bande per procacciare munizioni da bocca al castello. Ma vendevano con una mano quello che coll'altra portavano via; ed ho avute per sei monete di oro le quattro vacche di cui parlo. — Oh! sono ben certa che il povero maggiore Bellenden non ha introdotta la menoma parte di tutto quanto costoro hanno levato a suo nome.»

»Ma il castello mancherà dunque di vettovaglie?»