»Ne dubitate? Vi si muore, dicono, di fame.»

»Burley m'ha ingannato, sclamò con impeto Enrico, e m'ha ingannato volendolo! — Non posso rimanere qui più lungo tempo. Mistress Wilson, gli è d'uopo che io parta sull'istante.»

»Che ascolto, sig. Enrico? soggiunse la buona governante, non entrerete per mangiare almeno un boccone? Vi è noto che tengo sempre qualche cosa in serbo.»

»È impossibile, mia cara Alison — Cuddy, sellate immantinente i cavalli.»

»Cuddy! misericordia! proruppe Alison. Vi siete preso vosco questo uccello del mal augurio? Costui e la sua strega di madre sono stati la cagione di quanto v'è intravvenuto.»

»Su via, mistress, su via! entrò allora in campo Cuddy. A questo mondo bisogna saper dimenticare e perdonare. Mia madre sta ora cantando salmi a Glascow. Dunque non vi tribolerà più. Quanto a me, sono al servigio del capitano, e dacchè gli presto le mie cure vorrei sperare non avesse fatto peggior cera d'allor quando spettava a voi tale incarico. Dite la verità. L'avete mai veduto in sì buon essere?»

»In fede mia e sul mio onore! (disse la buona vecchia, compiacendosi tutta in guardare e riguardare il suo giovin padrone) io non v'ho mai trovato in così bella apparenza. — Ma voi non avevate di queste belle cravatte a Milnwood. Quella che osservo ora, non ve l'io orlata io certamente.»

»Oh no! può giurarsi. (Interruppe Cuddy). È un lavoro mio, e deriva da lord Evandale.»

»Da lord Evandale? Da quello che i Presbiteriani debbono appiccare domani mattina?[9]»

»Appiccare lord Evandale!» sclamò Enrico vivamente commosso.