»Ebbene, Burley disse, fate di lord Evandale quel che v'aggrada; io me ne lavo le mani, nè mi fo mallevadore per le conseguenze che potran derivarne. Io fui che lo feci prigioniero coll'armi alla mano, intanto che voi, sig. Morton, passavate rassegne e vi mostravate in parata a Glascow; intanto che voi, sig. Poundtext, sfoggiavate co' vostri sermoni predicando una tolleranza riprovata dalla Scrittura. Ma nulla monta, il ripeto; fate di lord Evandale quel che v'aggrada. — Dingwal (era questi un ufiziale, che presso Burley compieva il ministerio d'aiutante di campo, e che gli dormiva vicino di stanza) ordinerete alla guardia che custodisce il prigioniero, di lasciarsi dar la muta da chi verrà a tal uopo prescelto dal sig. Morton. — Il prigioniero è ai vostri comandi, signori; ma ricordatevi che verrà un giorno in cui dovrete rendere un conto terribile a Dio ed agli uomini di quanto vi farete lecito in questo momento.»

Dette le quali cose lor volse le spalle in aspro modo, e senza salutarli passò in altra stanza.

Gli altri due colleghi, dopo alcuni istanti di deliberazione, trovarono cosa voluta dalla prudenza il pensare alla sicurezza del prigioniero col darlo in custodia a persone sulla cui fedeltà potessero viver tranquilli. Egli è da sapersi che alcuni fra i molti parrocchiani di Poundtext arrolati in quell'esercito, aveano preferito di rimanere con Burley al blocco di Tillietudlem per allontanarsi, il meno e il più tardi che poteano, dalle proprie famiglie. Tutti questi erano giovani operosi, accorti, animati dalle massime d'un moderato Presbiterianismo, e conoscenti di Morton; e ad esso affezionati oltre ogni dire. Sei di questi Enrico trascelse, ponendo a loro capo Cuddy, e li collocò alla porta di quella casa, entro di cui veniva custodito lord Evandale. Poi presa una stanza d'altra casa vicina, ove si ritrasse insieme a Poundtext, commise a questa nuova guardia d'avvertirlo sopra qualunque novità potesse accadere.

Rimasti soli il giovine di Milnwood e il ministro non pensarono a prender sonno se non se dopo aver composto uno scritto, mediante il quale chiarivansi tutte le pretensioni de' Presbiteriani moderati; le quali si aggiravano soprattutto nel chiedere la tolleranza della lor religione, la permissione di avere ministri di lor credenza e d'ascoltarne le istruzioni nelle proprie chiese; finalmente un'amnistia generale a favore di tutti coloro, che per tal causa brandirono l'armi. Pretensioni che ad avviso di chi le sosteneva erano tutt'uno con quella del libero uso de' diritti naturali d'ogni Scozzese. Laonde e Morton e Poundtext aveano concepito speranza di trovare anche fra i Reali i più zelanti tai saggi uomini, propensi a consigliare un concedimento che avrebbe fatte cader di mano l'armi alla maggior parte de' sollevati, e tolto anche ai più riottosi ogni ragionevol motivo di durare in una lotta sì infausta.

Nuovo argomento a sperar ben accolto questo primo passo spontaneo alla pace era per Morton il sapere che tale scritto sarebbe stato primieramente letto dal duca di Monmouth, uomo d'indole dolce ed umana ed amicissimo degli espedienti i più miti, dal duca di Monmouth, al quale, come vedemmo, Carlo II avea conferito in allora il comando sopra tutta la Scozia. Era inoltre cosa divulgata che il ridetto personaggio non veniva in questa contrada animato da spirito di vendetta, nè tampoco da inclinazioni sfavorevoli ai Presbiteriani, perchè solea dire apertissimamente: aspirar egli alla gloria di pacificare la Scozia, rifuggir l'animo suo da quella di soggiogarla.

Avvisò quindi Morton che a rendere efficacemente vantaggiosa alla causa generale una tal buona propensione del duca, e ad ottenerne ragionevoli condizioni di pace, non mancasse altro fuorchè fargliene pervenire le prime proposte colla mediazione d'un uomo rispettabile nè sospetto in verun conto di parteggiare per la causa dei Presbiteriani; nè all'uopo d'una missione pacifica Morton scorgea persona più adatta dello stesso lord Evandale. Risolvè pertanto vederlo alla domane, e assicurarsi s'ei vorrebbe accettare l'onorevole parte di mediatore. Un avvenimento non preveduto gli fe' accelerare l'esecuzione di un tale divisamento.

CAPITOLO XII.

»Cedete, o forti; chè superna legge

»Di Fato il chiede: inesorata legge