Jenny divenne pensosa un istante; indi si espresse in tal guisa; »Voi siete amico di sì antica data, sig. Morton, che non posso a meno di fidarmi in voi e di raccontarvi la verità.»
»Accertatevi bene, o Jenny, soggiunse Morton in veggendola tuttavia titubante, che non avete miglior modo di giovare alla vostra padrona quanto il parlarmi con franca sincerità.»
»Ebbene dunque! ella prese a dire. — Che moriamo di fame, sono otto giorni, questo già lo sapete. Il maggiore giura tutte le mattine che aspetta soccorsi entro la giornata, e che non cederà il castello se prima non ha mangiati i suoi vecchi stivali; e dovete ricordarvi, sig. Enrico che le suole ne sono piuttosto grosse. — I Dragoni, principalmente dopo il genere di vita cui sono avvezzi da lungo tempo, non se la sentono di digiunare, e molto meno di morire di fame. Adesso poi che lord Evandale è prigioniero, non ubbidiscono più a nessuno, e so che Inglis ha divisato consegnare a Burley il castello, e noi soprappiù a titolo d'agio, col patto d'aver salva per sè e pe' suoi compagni la vita.»
»Scellerato! sclamò Enrico. E perchè non estende quest'ultimo patto a tutti quelli che son nel castello?»
»Ah! perchè teme chiedendo troppo di nulla ottenere. Burley ha già fatto appiccare due dragoni cadutigli fra le mani, son pochi giorni; onde Inglis vorrebbe tirar il capo fuor del capestro, lasciandovi entro il collo degli altri.»
»E voi eravate qui per partecipare a lord Evandale questa sconsolante notizia?»
»Sì, sig. Enrico. Holliday mi ha raccontato tutto, e prestata mano ad uscir del castello, affinchè se mi riusciva vedere lord Evandale, lo facessi inteso di quanto accade.»
»Ma qual cosa può operare in favor vostro lord Evandale, se è prigioniero egli stesso?»
»Ciò è vero. Ma può far patti per noi. — Può darci buoni consigli. — Può mandar ordini ai suoi dragoni. — Può...»
»Fuggir di prigione, aggiunse Morton sorridendo, se voi trovaste la possibilità di agevolargliene i modi.»