I sediziosi aveano risoluto impadronirsi del castello in quella stessa mattina per venirne indi a negoziar con Burley. Costoro si erano schierati da una banda del cortile; intantochè dall'altra il maggiore, Harrison, Gudyil e il rimanente degli abitanti di Tillietudlem si apparecchiavano a far resistenza.
L'arrivo di lord Evandale cambiò affatto cotesta scena. Ei corse in dirittura ai propri soldati, e afferrato pel collarino del giustacuore Inglis, e rampognandogli la sua perfidia, ordinò a due compagni di costui che lo arrestassero e il mettessero in ceppi, facendo intendere con asseveranza come non rimanesse loro che una sola possibilità di perdono: fondarsi questa sull'obbedienza la più istantanea. Di fatto obbedirono. Comandò indi mettesser giù l'armi. Titubarono un istante, ma la consuetudine della disciplina, e molto più la credenza che la liberazione di lord Evandale fosse opera d'un soppraggiunto rinforzo di Reali, li fe' sottomessi ancora a questo comando, per essi sgradevolissimo.
»Prendete quest'armi, disse lord Evandale a Gudyil; mal si convengono ad uomini che non conoscono meglio di così lo scopo a cui le impugnarono. — Voi ripigliate le vostre, Holliday; ve ne fa degno la condotta che avete serbata; ne renderò inteso il colonnello, e potete sperare il grado di sergente in luogo di Inglis che riceverà il castigo dovuto alle azioni disonorevoli. — Intanto, signori miei, in questa si volse agli ammutinati, partite subitamente, e profittate delle tre ore di tregua che ne rimangono per avviarvi a Edimburgo. Aspettatemi a Muir. Mi astengo dal raccomandarvi di non commettere disordini lungo la strada, perchè siete disarmati, e il vostro interesse medesimo questa volta mi è mallevadore della vostra buona condotta.»
Privi d'armi e pieni di confusione quei soldati abbandonarono silenziosamente il castello, prendendo la strada del luogo d'unione indicato loro dal lord, e tanto più si affrettarono per arrivarvi, che temeano ad ogni passo incontrarsi in qualche banda di sollevati o di contadini, non certamente inclinati a perdonar loro i cattivi trattamenti che per più riprese ne avean ricevuti.
Le predette cose si operarono in un istante; indi lord Evandale avvicinossi al maggiore, al quale tutto ciò parea un sogno.
»Ebbene, mio caro maggiore! è d'uopo rendere il castello.»
»Che mi dite ora, o milord? Io avea sperato in veggendovi che ne aveste condotto rinforzi e vettovaglie.»
»Non un uomo, non un tozzo di pane!»
»Non quindi è minore il mio contento di rivedervi. Ieri, allor quando seppi che quegli sciagurati masnadieri vi volean morto questa mattina, deliberai prendere con me tutti, non eccettuandone un solo, gli uomini della guernigione, operare una sortita all'alba del giorno, e liberarvi o morire in vostra compagnia; ma nel momento di mandar ad effetto un tal disegno, quello sgraziato d'Inglis ha avuto l'ardire di annunziarmi, che nessuno sarebbe uscito fuor del castello, che egli per adesso ne era il solo comandante. — In somma che dobbiam fare?»
»Non mi resta nè anco l'arbitrio della scelta, o maggiore; son prigioniero, lasciato libero sulla mia parola, ed ho promesso di trasferirmi a Edimburgo. Fa di mestieri che voi colle vostre signore prendiate la medesima strada. Mercè d'un amico di vostra conoscenza, del sig. Morton, ho un salvocondotto, abbiam cavalli. Non v'è un istante da perdere. — Voi non potete assumervi la difesa di questo castello con sette o otto uomini solamente, e sfornito affatto di viveri. Avete già soddisfatte tutte le leggi dell'onore e della lealtà, e prestato in oltre un servigio il più importante al governo col tener qui in faccende una parte considerabile di ribelli; il voler operare di più sarebbe un atto di disperazione e di temerità, da cui non potrebbe risultare verun vantaggio. Raggiugniamo l'esercito inglese che si aduna a Edimburgo, nè tarderà a prendere la volta di Hamilton. Lasciamo che per un istante i ribelli s'impadroniscano di Tillietudlem.»