»Doomster, diss'egli allora; leggete al condannato la sua sentenza.»
Doomster era il carnefice. Giusta le leggi che a que' dì si osservavano nella Scozia, e che lungo tempo dopo ancor vi durarono, era tra gli ufizi del carnefice il far nota ai condannati la loro sentenza; il che aggiugnea nuovo grado d'onere nell'animo di que' miseri col farli accorti come sarebbe incaricato di operare il loro supplizio chi ad essi ne leggea la sentenza. Macbriar non avea potuto che imperfettissimamente comprendere il tenore della medesima allorchè il presidente la pronunziò, ma avea già ricuperati i sensi allor quando la udì letta da Doomster.
»Milord, egli disse terminata questa lettura, vi rendo grazie. Mi avete compartito il solo favore ch'io fossi pronto a non ricusare da voi. Co' patimenti preparaste la mia anima all'eternità, e mi porgete occasione di far conoscere alla terra tutto quanto un cristiano può sopportare per la buona causa. Da un mondo di tenebre voi mi fate passare nel seno dell'eterna luce. Vi rendo grazie, ripeto, o milord, e vi perdono la morte mia. Possano gli ultimi momenti della vostra vita essere per voi felici e tranquilli come lo sono per me!»
Venne trasportato dalla sala del consiglio al patibolo; i suoi lineamenti erano quelli d'un uomo condotto in trionfo, e serbò fino all'ultimo istante la stessa fermezza e lo stesso entusiasmo.
Finchè durò questa scena tanto crudele lo spirito di Morton sofferse tutti i supplizi de' quali il suo sfortunato collega era vittima. Più d'una volta spinto da involontario moto era surto in piedi, ma gli occhi di Claverhouse sempre fissi sopra di lui lo richiamavano alla prudenza, e il costrigneano di bel nuovo a sedersi. Finalmente perdè i sensi egli stesso: e sapeva appena quali cose gli accadessero intorno; tal che allor quando fu nel calesse del generale, non potea rendere ragione a se medesimo del modo onde vi si trovava.
»Qual coraggio! quale fermezza! diss'ei finalmente. Oh! quanto è da compiagnersi che tanti bei pregi dell'animo sieno stati oscurati e inviliti dagli errori d'una setta feroce!»
»Egli muore, disse Claverhouse, con quella medesima calma, che era in lui quando a morte vi condannò. La giustizia il volea. — Ma voi, signore Morton, udiste che vi è mestieri abbandonare questo regno?»
»Sì, lo so. Ma non potrò innanzi partire congedarmi da' miei amici?»
»Hanno parlato di voi a vostro zio; ma questi ricusa vedervi. Il buon uomo è troppo atterrito. Lo ha compreso uno spavento, non del tutto irragionevole, che la colpa di tradimento onde foste giudicato vada a percotere le sue sostanze. Però non accadrà nulla di questo. Vi manda la sua benedizione e una piccola somma che troverete entro di questa borsa. — Quanto a lord Evandale, egli è tuttavia in cattivo stato di salute, nè può vedere nessuno. — Il maggiore Bellenden è a Tillietudlem insieme alla cognata e alla nipote, tutti intesi a tornarvi le cose nel primo ordine. Quei bricconi non si sono affaccendati poco nel mettere a sacco que' monumenti rispettabili d'antichità che erano primo scopo alla venerazione di lady Bellenden. Hanno persino abbruciato il seggiolone col baldacchino, che la buona signora chiamava il trono di sua maestà. — Vi sono altre persone che voi desideraste vedere?»
»No! disse Morton, sospirando profondamente, no! ma comunque debba essere sollecita la mia partenza, mi abbisognano ancora alcuni apparecchi indispensabili.»