Una sì straordinaria lettera era sottoscritta I. B. DI B. Ma non abbisognava di queste iniziali per provare a Morton che essa non poteva essere stata scritta fuorchè da Iohn Balfour di Burley. Sorpreso dalla audacia e dall'ostinatezza di cotest'uomo, che nell'atto medesimo di vedere pressochè annichilata la sua fazione, pensava a raggruppar le fila d'una orditura già posta in pezzi, non quindi sentì alcun desiderio di legare con costui una corrispondenza, congiunta al certo a pericolo, e molto meno di rinnovare un'alleanza che per poco non gli fu micidiale. E quanto alle minaccie profferite contra la famiglia Bellenden, Morton non ravvisò in esse che effetto d'un risentimento ancor caldo contr'essa per la bella difesa operata dal castello di Tillietudlem; laonde non ne fece caso, nè gli venne tampoco in pensiero, che un nemico fuggiasco e bandito potesse dar da temere ad una famiglia attenente alla parte dei vincitori.

Ciò nullameno rimase perplesso un istante se dovesse trasmettere la lettera di Burley a qualcuno, fosse poi lord Evandale o il maggiore Bellenden, ma poichè questa medesima lettera dava indizj sul soggiorno di chi la scrivea, gli parve che il far ciò sarebbe stato un rendersi reo di tradita confidenza, ed anche senza pro, trattandosi di prevenire un danno che immaginario ei reputava. Lacerato pertanto il biglietto ne gettò i frammenti nel mare, non senza però avere prima notati e il nome additato da Burley per farne ricerca, e il luogo per saperne contezza.

In questo mezzo la nave salpava dal porto, e un vento propizio ne rigonfiava le vele. Sparvero agli occhi del giovane di Milnwood le coste della Scozia e a poco a poco le cime ancora delle montagne; e Morton si vide per molti anni disgiunto dalla contrada d'onde avea sortito il suo nascere.

CAPITOLO VII.

»Volano gli anni rapidi

»Del caro viver mio»

Parini.

Gli scrittori di racconti godono d'un privilegio, che fa la condizion loro migliore d'assai sopra quella degli autori drammatici, quello cioè di non essere soggetti alle unità di tempo e di luogo, e di potere, giusta l'uopo, condurre i lor personaggi ad Atene o a Tebe, e di ricondurneli ancora se le circostanze lo chiedono. — Finora il tempo è trascorso d'egual passo col nostro eroe, poichè dal giorno della rassegna, alla quale vedemmo per la prima volta far mostra di se il giovane di Milnwood sino alla partenza di lui per l'Olanda, non è passato un intervallo più lungo di sei settimane. Ma è giunto l'istante di fargli prendere il galoppo e superare d'un salto il corso di cinque anni. Non quindi ne sarà d'uopo cambiare il luogo della scena, che continuerà tuttavia ad essere nella Scozia. Ma prima di tornare a far parola del nostro eroe, gioverà presentare al leggitore alcuni cenni sugli avvenimenti che quivi accaddero in questo intervallo.

Scorsi appena tre mesi dopo l'arrivo di Morton in Olanda, la morte di Carlo II chiamò il secondo Giacomo al trono dell'Inghilterra. Ne' quattro anni che questo monarca regnò, le dissensioni civili e religiose continuarono a dilacerare la Scozia, e s'ella cominciò finalmente a respirare, il dovette alla prudente tolleranza del re Guglielmo. Gli abitanti di questa contrada, pagarono bensì il primo tributo a quella violenta impressione cui non manca di generare negli animi un mutamento di dinastia; ognun sa che questo, o poco o assai, è origine di politiche rivoluzioni, alle quali nella presente circostanza si unirono le religiose; ma finalmente i cittadini alla cura de' pubblici affari sostituirono quelle de' lor privati interessi.