Comparve la madre, giovane ed avvenente donna, i cui lineamenti la diceano stata scaltra e smaliziata anzichè no, comunque la matrimoniale condizione le avesse inspirato quel contegno di gravità e decenza, che è caratteristico quasi sempre delle contadine di Scozia. Ella portava fra le braccia un bambino, ed altro fanciullino, di due anni e mezzo a un dipresso, le veniva a fianco tenendosi ad una falda del grembiule materno. La figlia maggiore, colla quale abbiamo di già fatta conoscenza lanciava occhiate frequenti e alla sfuggita sul forestiere.

»Che bramate, o signore?» gli domandò la contadina, d'un tuono rispettoso sì, ma ben lontano dal manifestare quella zotichezza e quell'aria d'imbarazzo, solito nelle sue pari quando, non avvezze a conversare con persone di un grado distinto, casualmente in queste s'incontrano.

Il viaggiatore dopo averla fissata in volto parve turbarsi un istante, ma riavutosi immantinente. »Vorrei, rispose trasferirmi a Fairy-Grove.»

»Ci siete signore, nè questa casa si chiama altrimenti.»

»Mi occorrerebbe parlare a Cutberto Headrigg, soprannominato Cuddy. Sarà qui dunque ov'egli dimora?»

»Per l'appunto, o signore, egli è mio marito. Oggi è andato alla città, ma dee tornarne in questa sera medesima. Se la signoria vostra vuole discendere, nè sdegna entrare nel povero nostro tugurio, Cuddy non tarderà senza dubbio ad essere qui.»

Il forestiere avendo accettata l'offerta, la contadina lo fece entrare in una stanza che era ad un tempo cucina, tinello e sala di ricevimento; indi dopo aver messo il cavallo entro la scuderia, gli esibì lardo, uova, butirro, e birra della quale gli vantò la squisitezza.

Lo straniere acconsentì a prendere qualche cibo, anche per non dare disgusto alla persona che glielo offeriva, e durante la mensa, così il loro dialogo s'intavolò.

»Sarei troppo ardita, o signore, col chiedervi quale affare avete con mio marito?»

»No certo, mia buona ospite. Abbisogno d'alcune notizie, che a quanto mi viene assicurato, egli potrà procurarmi.»