Ma si vergognò che tale idea gli fosse occorsa all'animo appena l'ebbe concetta, soprattutto in ripensando alle vie quasi miracolose, onde il cielo gli avea fatta salva una vita che allor ponea tanto in non cale. »Io sono, disse, uno stolto!... assai peggio che stolto, se oso lagnarmi della Provvidenza, che mi ha dati sì manifesti contrassegni di protezione. Non mi resta più dunque cosa da operare su questa terra? Quand'altro non facessi che sopportare coraggiosamente i patimenti ai quali son condannato, non sarebbe questo abbastanza? In quanto ho veduto, in quanto ho udito eravi forse nulla a cui non dovessi aspettarmi? Ed eglino son forse più felici di me? (Aggiunse non osando profferire il nome di questi eglino.) Ella spogliata delle sostanze! Egli!...... ne compresi poco que' discorsi fatti più sotto voce; pur compresi assai ch'egli si cimenta ad un'impresa pericolosa! Oh potessi trovar modi a confortarli, a soccorrerli, a vegliar su di loro!»
Così a poco a poco dimenticò affatto i propri affanni per dar tutto il suo pensiero alle cose di Editta e del futuro sposo di lei. E in tal punto ricordandosi quella lettera di Burley che avea dimenticata da lungo tempo, nuovo raggio di luce alla mente gli sfavillò.
»La loro sciagura è l'opera di costui. Ne son certo. Ma qual via a ripararla? Se pur v'è, dipende dagli schiarimenti che mi fosse dato ottenere da lui medesimo. Fa d'uopo ch'io il cerchi, ch'io il trovi, che egli me li fornisca tutti con esattezza. Chi sa? Potrebbe derivarne un salutifero cambiamento sul destino di quelle persone che più non debbo vedere, e che forse non verranno mai a scoprire, com'io in tal'istante dimentichi le mie proprie sventure per adoperarmi alla loro felicità.»
Animato da sì fatta speranza, comunque posasse su fragilissima base, cercò raggiugnere la strada maestra, e pratichissimo di tutti que' dintorni da lui trascorsi le tante volte alla caccia, si vide prestamente in sulla via d'onde pervenivasi a quella picciola città, che il vide cinque anni addietro entrar trionfante, e acclamato capitano del Pappagallo. Benchè una tetra malenconia ne signoreggiasse continuamente lo spirito, non trovavasi più immerso in quello stato di disperazione cui per poco non avea soggiaciuto. Tal si è l'effetto d'una risoluzione disinteressata e virtuosa; se non vale a richiamare la perduta felicità, essa almeno la pace dell'animo ricompone.
Dopo avere rintracciati e rinvenuti nella propria cartella i connotati che all'uopo di chiedere di lui aveva alla sua lettera uniti Burley, sperò men difficile il discoprirlo, e deliberò andarne in traccia, quand'anco dimorasse in terra straniera. Volea pensare al modo onde, potendo vederlo, potrebbe scavar da costui le cose utili da sapersi a vantaggio della famiglia Bellenden. Ma poi sentì ch'era impresa impossibile e vana il darsi ad architettare a tal uopo un sistema, finchè ignorava persino la condizione di vivere cui questo suo collega antico fosse ridotto.
Era incirca mezzogiorno allor quando il nostro viaggiatore arrivò a poca distanza dal castello di Milnwood, situato dinanzi ad una piccola foresta posta a gittata di archibuso della strada che egli correa. La vista di quell'abitazione destò in esso mille rimembranze soavi e penose ad un tempo al suo cuore, e tali quai suole provarle chiunque di tempera d'animo dilicata, rivede, dopo essere stato in balìa alle tempeste d'agitatissima vita, que' luoghi ove passò i giorni tranquilli e beati della sua fanciullezza.
»La vecchia Alison, così andava ragionando in sua mente, non può ravvisarmi più di quello che ieri sera m'abbia ravvisato Jenny. Tanto meglio! soddisfarò una mia brama, libero di partir indi senza farmi conoscere. Mio zio, credo m'abbia detto Jenny, ha lasciato ad Alison le sue sostanze. Così sia! non me ne dolgo; ho affanni che mi riguardano più da vicino. Ad ogni modo voglio vedere anche una volta la casa de' miei maggiori.»
Già la veduta del castello di Milnwood non ispirava gaiezza sotto l'antico padrone, or presentavasi ancora più malenconica e tetra che per lo passato, benchè vi fosse stata fatta qualche restaurazione. Non mancava una tegola al coperchio della casa, non vedevasi una lastra rotta alle finestre, ma l'erba era stata lasciata crescere nel cortile, come se si avesse dovuto farvi pascolare una mandria; le tele di ragno che tappezzavano la porta principale indicavano il lungo tempo dacchè non aprivasi. Morton picchiò ad essa più d'una volta senza che alcun susurro anche lievissimo gli si facesse udire dall'interno di quell'abitazione. Finalmente vide aprire la finestrella, d'onde soleansi guatare i forestieri che bussavano a quell'ospizio, e ravvisò per traverso ad essa le fattezze della nostra Alison sulle quali scorgeasi una giunta di grinze a quel discreto numero che la corredavano prima che Morton abbandonasse il castello. Le copriva il capo una cuffia da notte, e fuor d'essa sfuggivano alcune ciocche di capelli grigi, atte a produrre un effetto pittoresco assai più che gradevole.
»Che cosa si vuole?» chies'ella con voce stridula e rauca.
»Bramo dir due parole alla Alison Wilson che abita qui.»