»Sì, mia cara Alison; sì son io veramente. Vivo ancora per ringraziarvi di un affetto che non si è mai dismentito un istante; vivo per rallegrarmi di trovare nella mia patria un'amica almeno che mi rivede con giubbilo.»
»Oh! persone amiche non ve ne mancheranno, sig. Enrico. Chi ha denari trova sempre amici, e la Dio mercè voi ne avrete, e ne avrete molti. — Abbiate sol cura di farne buon uso e di non dissiparli. — Ma, mio Dio! (ella soggiunse lievemente rispignendolo a fine di contemplarlo ad una distanza più adatta alla sua vista) come siete cambiato, figliuol mio! non vedo più il vostro colore, vi trovo le guance incavate, gli occhi affossati, tutto dimagrato! Ah queste maladette guerre non hanno portato che malanni! — E quant'è che siete tornato? — Dove siete stato? — Che avete fatto finora? — Perchè non ci scrivere? — Com'è che v'hanno creduto morto? — Perchè venire in casa vostra a guisa di straniero e sorprendere così la povera Alison?»
Trascorse alcun tempo prima che Enrico potesse frenare la commozione del proprio animo quanto bastava per rispondere a tutta questa fila d'interrogazioni.
Se mai i nostri leggitori partecipassero alle moltiplici curiosità dalla buona vecchia esternate, noi siamo per appagarle nel successivo capitolo.
CAPITOLO XI.
»Nomossi Aumerlo: in sostener pugnando
»Le parti di Riccardo, il nome ascose;
»Per prudenza or si fa nomar Rutlando.
D'un Anonimo.