Ultima frase da cui Morton fu tratto ad accorgersi ch'ell'era cieca.

»Ma vi sarebb'egli pericolo ch'io v'incomodassi, o comare? le soggiunse in tuono compassionevole. Lo stato nel quale vi trovo non sembra tale da permettervi le fatiche congiunte alla vostra professione.»

»Non abbiate, o signore, questa paura. Conosco per pratica la mia casa, e cammino per essa come se avessi ancora i miei occhi. Poi ho una ragazza che mi aiuta, e quando i dragoni torneranno dall'aver fatto pattuglia, per un'inezia che doniate loro, vi governeranno il cavallo. Presentemente son più onesti che non lo erano per lo passato.»

Dopo ricevute sì fatte assicurazioni, Morton mise piede a terra.

»Peggy! (allora l'ostessa chiamò una giovinetta di circa dodici anni, che era dentro in casa) conducete nella scuderia il cavallo di questo signore, levategli la sella, il morso, la briglia, e mettete un fascio di fieno nella rastrelliera intanto che arrivino i dragoni. — Entrate, signore (si volse indi a Morton): la casa non è bella, ma almeno è pulita.»

CAPITOLO XIII.

»O Teucro, o sia d'Ilio alle mura infesto,

»Ch'è un infelice, il so: non penso al resto.»

Dryden.