Entrato appena in quell'abitazione, Morton s'avvide che la sua albergatrice gli avea detto il vero. L'interno di quel luogo non era tale qual la parte esterna lo presagiva. Vi si scorgea molta mondezza; nulla eravi di superfluo, ma non mancava neanco veruna delle cose necessarie o rilevanti per un viaggiatore. La nostra Maclure introdusse Morton nella stanza assegnatagli per cenare e dormire, facendogli un'imbandigione d'uova, di latte e di formaggio. Comunque ei non avesse appetito, si assise a quel desco, principalmente per aver motivo di trattenere presso di sè la sua ospite e farla parlare. La cecità non le impediva di darsi efficaci cure onde il forestiere non mancasse possibilmente d'alcuna cosa, e una specie d'istinto la conducea a por le mani su quelle cose che a mano a mano abbisognavanle all'uopo.
»Nè avete altri che vi assista nel servigio de' forestieri?» le chiese con molta naturalezza a fine d'intavolare il discorso.
»Nessun'altra persona, o signore. Vivo qui sola come la vedova di Zarephta; vien poca gente in questo piccolo albergo, onde i proventi non mi danno assai per mantenere una serva. Ebbi una volta due figliuoli che pensavano a me. Dio me gli aveva dati; Dio me gli ha ritolti. Sia benedetto il nome suo! Vi dirò bene che anche dopo averli perduti v'è stato un tempo nel quale io vivea meglio di quel che mi vediate vivere adesso. Ma fu prima dell'ultima rivoluzione.»
»Davvero? E sì se non m'inganno, voi siete presbiteriana.»
»Lo sono, sì signore; e sia pur benedetta la luce che mi rischiarò per condurmi sul buon sentiere!»
»Come sta adunque che la rivoluzione vi abbia procurato svantaggi?»
»Se ha fatto il ben del paese, se ne è derivata la libertà delle coscienze, son cose di poco momento le conseguenze che ha portate a un povero insetto come son io.»
»Ma, vi ripeto, non intendo in quale modo ella possa avervi pregiudicato.»
»Oh! la storia è lunga, o signore. — Una notte, circa un mese prima della battaglia al ponte di Bothwell, un giovane ufiziale alloggiò in questa osteria; pallido, coperto di ferite, che perdea sangue da tutte le bande, nè era in istato di tirar innanzi il suo viaggio: aggiungasi che anche il suo cavallo era sfinito in modo da non poter più portarlo. I nemici lo inseguivano, e se l'avessero trovato, la sua vita non era salva, perchè appartenea al reggimento dragoni. Che cosa doveva io fare, o signore? Voi che siete un soldato mi darete forse torto, come hanno fatto tant'altri; ma io lo ricoverai in mia casa, gli fermai il sangue che ne usciva dalle ferite, e lo tenni ascoso finchè potesse andarsene senza pericolo.»
»E chi ardirebbe biasimarvi d'aver tenuto questo contegno?»