Dopo essersi in questa foggia calati giù per un'altezza di venti piedi, trovarono un sito ove era lecito fermarsi, e che stava trenta piedi all'incirca al di sotto del luogo d'onde l'acque si gettavano in quell'abisso, e settanta piedi lontano dal fondo che le ricevea. Nè andò guari, così vicino ad essi cadeva la cateratta, che si trovarono molli inzuppati de' vapori che ne derivavano. Ma gli era d'uopo accostarlesi ancor di più, e quando furono dieci passi lontano da essa, Morton osservò una vecchia quercia che atterrata sembrava dal caso, e che presentava a chi avea vaghezza di attraversare quella voragine un varco periglioso quanto tremendo. La cima dell'albero situata scorgeasi dalla riva allora occupata da Morton: le radici infitte stavano all'altra toccando lo stretto ingresso d'una spelonca, e per traverso a questo ingresso egli vide una rossa e tetra luce che contrastava in guisa strana co' raggi del sole, i quali già incominciavano ad indorare la sommità della montagna.
La giovine condottiera tirò nuovamente per l'abito il suo forestiere, e poichè il fracasso della cateratta non le permetteva far udire la propria voce, gli additò a cenni la vecchia quercia, siccome il ponte sul quale ei dovea passare di là.
Morton la riguardò in aria d'uomo preso da altissimo stupore. Non ch'egli ignorasse come sotto i passati regni i Presbiteriani avessero più d'una volta cercato ricovero in mezzo ai boschi, sulle montagne, e dentro le cavità delle spelonche; ma l'immaginazione di lui non avea mai dipinto a se stessa un soggiorno cotanto orrendo siccome quello che allora alla vista gli si parava. Maravigliò anzi che vago siccom'egli era di procurarsi il riguardo d'ogni più sublime e portentosa fra le vedute offerte dalla natura, quel luogo avesse potuto sottrarsi alle sue indagini per tutto il tempo giovanile trascorso in que' montuosi dintorni. Ma pensò di poi che in sì selvaggio deserto non avrebbero potuto condurlo nè gli eventi della caccia, nè alcun altro motivo, e che se quella caverna serviva all'uopo di nascondere qualche vittima della persecuzione, era giuoco forza il concluderne pochissimi trovarsi che ne sapessero l'esistenza, e a tal circostanza soltanto essere raccomandata la segretezza del loro asilo.
Ma più che a ciò si diede a meditare sul modo di passar sopra quello spaventevole ponte, fatto, per giunta di pericolo, sdruccioloso dall'acqua della cateratta che lo bagnava. Non che fosse larghissimo lo spazio da attraversare, ma anche una profondità di piedi fra i sessanta e gli ottanta, presta ad inghiottire il passeggero, era cosa che meritava qualche attenzione. Pur si sentia deliberato a tentare l'arrischievole impresa, quanto ad infondergli vie più coraggio, la sua giovine condottiera, senza trepidazione valicò sul dorso dell'albero il precipizio, e tosto ritornò a valicarlo per riunirsi al compagno.
Ben allora Morton invidiò alla giovinetta i suoi piedi scalzi, co' quali afferrando le scabrosità della corteccia quercina, si assicurava sovr'essa una salvezza che le scarpe degli stivali non poteano a lui procacciare. Non quindi più lungo tempo esitò, e avanzandosi intrepido nel terribile varco, e fissando all'opposta riva gli sguardi, sordo al romore della cateratta che gli precipitava da vicino, e fattosi forza per dimenticare la sottostante voragine, si trovò in men d'un baleno all'ingresso della caverna che avea scorta stando dall'altra sponda. Quivi fermossi un istante: chè mentre la luce del fuoco di carbone permetteagli di vedere nell'interno dell'antro, uno sporto di roccia impediva a lui d'essere osservato da chi soggiornava colà.
Non ravvisò ne' lineamenti di Burley altro cambiamento fuor quello derivato da una lunga barba grigia che costui aveva lasciato crescere quando vide a vuoto il suo divisamento di lega co' montanari del Nort. Seduto per terra, presso del fuoco, colle braccia incrocicchiate e il capo che pendeagli sul petto, erane la fisonomia non d'inoperoso e negghiente, ma d'uomo assorto in profonda meditazione.
La giovinetta fe' cenno a Morton ch'ei poteva entrare intanto ch'essa dal lato opposto aspettavalo.
Appena Burley s'avvide d'un uomo che entrava nella sua caverna, prima ad affacciarsegli fu l'idea di qualcuno che venisse per arrestarlo, e deliberato di vender cara la propria vita, corse nella parte dello speco la più recondita per munirsi d'una sciabola che trasse tosto dal fodero.
»Sig. Burley, gli disse Morton d'un tuono tranquillo, vengo a rinnovare con voi una conoscenza, che rimase interrotta fin dopo la giornata del ponte di Bothwell.»
Angustissimo essendo l'ingresso della caverna, le immani rupi sotto delle quali la natura o i secoli l'aveano scavata, faceano che nella sua parte interna si udisse meno lo strepito della cateratta, e potessero vicendevolmente parlarsi ed intendersi quei che vi stavano.