Burley tosto lo riconobbe.
»Tardasti assai, Enrico Morton, gli disse; tu entri nella vigna allorchè la duodecima ora ha sonato. Ma nulla rileva! Sta scritto che gli ultimi saranno i primi. Ebbene! sei tu pronto a mettere mano all'opera? se' tu fra coloro che calpestano sotto il piede i troni e le dinastie, che non ascoltano altra voce se non se quella che vien di lassù?»
»Mi fa maraviglia, rispose Morton (che volea schivarsi dal rispondere a sì fitte interrogazioni) che m'abbiate riconosciuto dopo una sì lunga lontananza.»
»Le fisonomie di coloro che s'accinsero con me ad operare la liberazione d'Israele mi stanno scolpite nel cuore. E chi avrebbe osato venirmi a cercare in questo asilo fuorchè il figlio di Silas Morton? — Vedesti tu qual fragile ponte unisca il mio asilo alla dimora degli uomini: uno sforzo solo del mio piede può precipitar nell'abisso quel ponte; può mettermi in istato e di disfidare la rabbia de' nemici che occupassero l'altra sponda, e di disfogare il mio sdegno sullo sciagurato che avesse osato varcarlo per innoltrarsi fin qui.»
»Non credo che v'accadrà mai il bisogno di ricorrere a tal genere di difesa; il vostro asilo è sì inaccessibile!.....»
»Inaccessibile? Non vi sei tu pervenuto? Quello che hai fatto, non potranno eseguirlo i nemici implacabili congiurati contro di me? Ma ciò non m'affanna. Amo questo mio asilo sì che nol cambierei cogli appartamenti dorati del castello appartenuto un giorno ai conti Torwood. Tu pensi forse altrimenti, a meno che il delirio della tua febbre non t'avesse già abbandonato.»
»Gli è appunto di quel castello ch'io debbo parlarvi, nè dubito rinvenire nel sig. Burley un uomo ragionevole; e di mente fredda come il vidi alcune volte quando ci battevamo entrambi per la medesima causa.»
»Sì è vero? rispose ironicamente Burley. Tale è la vostra speranza? — Dimmi. Ti spiegherai tu in termini un po' più chiari?»
»Volentieri. Voi avete usato, e i modi me ne sono sconosciuti, d'una potenza segreta sulle sostanze di lady Margherita Bellenden e della sua pronipote. Il fatto è che trovansi ora spogliate di que' beni ai quali aveano diritti i più legittimi: il fatto è che l'ingiustizia gli ha appropriati al vile, allo scellerato Basilio Olifant.»
»Tu il credi?» gli chiese, sempre sullo stesso tuono Burley.