Sì dicendo, rimise la sciabola nel fodero, e la riportò nel fondo della spelonca.
»Pensate almeno, Sig. Burley, che non avete nè le forze bastanti, nè i modi necessarj a rovesciare un governo fondato sopra saldissime basi come il nostro ora lo è. Il popolo, nella massima parte è soddisfatto e tranquillo. Non si scorgono che pochi malcontenti, e son quelli che parteggiano tuttavia pel re Giacomo. Ma voi non vi colleghereste certamente con uomini i quali non si varrebbono delle vostr'armi che per condurre a fine i loro disegni, spartati affatto dai vostri.»
»Sono questi uomini in vece che senza volerlo ci assicureranno il trionfo. Mi sono trasportato al campo del reprobo Claverhouse, come David visitò un giorno quello de' Filistei. Avevamo stretti insieme gli accordi per una sollevazione generale; e se non era quello sciagurato di Evandale, tutta la parte occidentale della Scozia sarebbe in arme a quest'ora. Io lo scannerei, soggiunse digrignando i denti, se il trovassi ancora abbracciato all'altare. Se tu volessi, continuò indi in tuon più tranquillo, rompere i disegni che costui formò sopra Editta, o sposarla tu stesso; se tu mi giurassi di accignerti alla grand'opera con uno zelo eguale al tuo coraggio, non credere già che io preferissi l'amicizia d'un Basilio Olifant alla tua: io metterei sull'istante nelle tue mani questo documento che è l'ultima volontà testamentaria del conte di Torwood, e tuo sarebbe l'onore di restituire nel paterno retaggio la discendente dei Bellenden.»
Nel dire tal cose aprendo la sua cartella, traevane una pergamena che fece vedere a Morton.
»Un tal desiderio, aggiunse, non si dipartì dal mio cuore dopo l'istante che ti vidi combattere con tanto valore per la difesa del ponte di Bothwell. Io so che Editta ti amava, e se tu l'ami ancora, favella: armato di questa carta importante, non temere che ti sia negata in isposa.»
»Sig. Burley, venni da voi colla speranza d'indurvi ad un atto di giustizia, non mosso da verun personale interesse. Non vi sono riuscito, e me ne duole più ancora per voi, che per le vittime di una tale iniquità.»
»Voi ricusate adunque le mie offerte?» disse Burley, che gli sfavillavano gli occhi di rabbia.
»Nè esito un istante. Se l'onore e la coscienza dominassero sol per poco nel vostro animo, voi mi consegnereste, e senza profferire patti, questa pergamena, perchè fosse restituita a chi ne è legittimo proprietario.»
»Sia dunque annichilata!» sclamò Burley tratto fuor di sè dal furore; e gettando il testamento in mezzo al focolare che ardeagli rimpetto, lo spinse col piede per entro alle brage onde accelerarne la distruzione.
Ben si lanciava Morton per torlo alle fiamme; ma corsogli al collo Burley, ne nacque una lotta fra loro. Vigorosi entrambi, e animato ciascuno della propria passione, doppie pareano le forze di que' due atleti. Pur Morton pervenne a sciogliersi dai legami che formavano attorno al suo corpo le braccia dell'avversario, ma non sì in tempo che già quella carta sì rilevante non fosse ridotta in cenere.