»Siam noi soli? chies'ella in appresso. Vi è nessuno che possa sorprenderci?»

Morton, mosso, più che da altro, dall'impazienza di sapere qual fosse la novità accaduta, la incoraggiò a spiegarsi senza timore.

»Se avete premura per lord Evandale, eccovi, diss'ella, l'istante di dargliene prova, o questo istante non torna mai più. Egli è esposto a gravissimo rischio. Oh! come ringrazio ora il cielo che m'abbia lasciato il senso dell'udito nel togliermi quello della vista! — No, no, astenetevi ben dall'entrare. Venite meco, seguitemi.»

Ella condusse Morton dietro la casa, e presso alla finestra d'una camera, ove stavano due dragoni votando un boccale di birra. Morton non potea in quella situazione vederli, nè esserne veduto, ma bensì udì chiaro il seguente dialogo.

»Più ci penso, dicea l'un d'essi, meno mi quadra la cosa. Lord Evandale in fine era un buon ufiziale, era l'amico del soldato. Se ci gastigò per l'affare di Tillietudlem, sii meco d'accordo, mio caro Inglis, noi lo avevamo meritato.»

»Il diavolo mi porti, se gliela perdono mai più! ma non penso a ciò; penso che è venuta la mia volta di dargli faccende.»

»Ma non sarebbe assai più il nostro conto unirci a lui e raggiugnere di conserva i montanari? Non abbiamo noi mangiata la pagnotta del re Giacomo?»

»Tu non sei che un asino. Lord Evandale si è lasciato sfuggire la buona occasione; e perchè? — Perchè Holliday, quell'imbecille! ha veduto uno spirito: perchè la sua innamorata è matta. — Ora il segreto non può essere custodito nemmen per due giorni. E di chi sarà il profitto? del primo gallo che canterà.»

»Affè non dici male! — Ma questo birbone di Basilio Olifant, lo credi uomo da pagar bene un servigio?»

»Quanto possa esserlo un principe! non v'è uom sulla terra ch'egli odii al pari di lord Evandale. Teme sempre d'avere con esso qualche lite pei beni di Tillietudlem: e se una volta giungesse a far sua miss Bellenden, e a mettere l'altro giù di strada, ma da dovvero non vi sono per lui più inquietudini.»