»Ho letto, diss'ella, con molta avidità il vostro romanzo, ma l'idea nata in voi di abbandonarlo senza conchiusione è assolutamente cattiva. Voi potete a vostro talento, e finchè dura il racconto, non avere pietà de' nostri nervi dilicati e facili alle impressioni, ma non vi è permesso lasciarne avvolto in una nebbia lo scioglimento. Conviene all'ultimo capitolo concederne il conforto d'un qualche raggio di sole; la cosa è del tutto indispensabile.»
»Non vi sarebbe cosa più facile per me quanto il contentarvi, madamigella, perchè nulla mancò alla felicità delle due persone, per le quali cred'io, vi prendete tanta premura. Esse hanno avuto molti figli; maschi e femmine, hanno....»
»Oh! non è mestieri farmi qui una minuta pittura della loro felicità coniugale. Ma qual inconveniente trovate voi nel rendere in termini generali inteso il leggitore che finalmente il destino divenne ad essi propizio?»
»Pensate, o madamigella, che quanto più un romanzo s'accosta al suo termine, tanto minore ne diviene il vezzo; ne accade lo stesso che del vostro tè. Esso è di una qualità, non v'ha dubbio eccellente; ma l'ultima tazza comparisce più debole della prima; e quanto zucchero potrete aggiugnerle non la farà eguale in fragranza alle precedenti. Nella stessa guisa, allora quando un racconto, che volge al termine, si fa carico di particolarità anticipatamente prevedute dal leggitore, queste divengon noiose a malgrado di quanta fioritura di stile un autore adoperi a rianimarne la scipitezza.»
»Tutte queste vostre ragioni non contano un acca. Io sgriderei le mie scolare, se una spilla sola mancasse a una cuffia; e voi non avrete adempiuto bene il vostro dovere, se non ci parlate delle nozze di Enrico Morton con miss Editta, se non ci dite che cosa è avvenuto di ciascun personaggio della vostra storia, incominciando da lady Margherita e venendo fino a Gibby.»
»Oh! non mi mancano materiali a tale uopo, madamigella, e posso appagare la vostra curiosità, ammenochè non discendesse a minuzie immeritevoli affatto di fermarvisi sopra.»
»Ebbene! principiamo dunque da un punto che non mi negherete essenziale. Lady Margherita è tornata in possesso del castello e de' beni ereditari di sua famiglia?»
»Oh sì, madamigella! e in un modo semplicissimo: vi tornò siccome erede del suo degno cugino Basilio Olifant, che essendo morto ab intestato le lasciò, e v'accerto senza averne voglia, non solamente quei beni de' quali l'avea spogliata, ma anche tutti gli altri che immediatamente spettavano a lui. John Gudyil fu rimesso nella sua antica dignità; Cuddy riassunse, e con maggiore diletto, la coltivazione de' campi della baronia di Tillietudlem: ma fedele alle abbracciate massime di prudenza non si vantò mai d'aver tratto quel tal colpo d'archibuso ben addirizzato, che restituì allo stato primitivo non solo lady Margherita ma lui medesimo. »Infine poi, diceva egli a Jenny, serbatasi sempre la sua confidente, egli era il cugino di milady, un gran signore, benchè avesse operato contr'ogni legge allorchè ordinò una scarica addosso a lord Evandale, senza intimargli di rendersi, senza far motto d'un decreto d'arresto; e ti parlo schietto, non ho a cagione della sua morte maggior rimorso che non ne proverei per avere ucciso un cane arrabbiato; nondimeno è anche meglio il non far sapere come sia stata la cosa.» A tal proposito Cuddy spinse anche più là la sua accortezza. Cercò d'autenticare una voce divulgatasi, che faceva autore di tale prodezza John Gudyil; e il vecchio cantiniere, d'un'indole affatto diversa da Cuddy, non se n'aveva a male, talchè senza confessare il fatto, non lo dismentì mai formalmente. Non vennero dimenticate nè la vecchia cieca, nè la fantesca fanciulla che fu guida a Morton.....»
»Ma le nozze de' personaggi principali? Questo è quel che rileva!» Miss Buskbody esclamò.
»Le nozze accaddero sol molti mesi dopo la morte di lord Evandale. Entrambi ne vestirono il lutto, lutto durato più ancora ne' loro cuori che nelle lor vesti.»