»Spero, o signore, che tali nozze saranno state precedute dal consenso di lady Margherita. Mi piace che nelle opere di tale natura le giovani imparino ad avere i dovuti riguardi ai propri maggiori. Si conceda che in un romanzo prendano qualche tenera inclinazione a malgrado de' medesimi; spesse volte la vaghezza del racconto dipende da ciò; ma all'atto dello scioglimento fa d'uopo che questo consenso lo ottengano. Anche il vecchio Darville finì acconsentendo alle nozze di suo figlio con Cecilia, comunque nata in umile condizione.»

»E lady Margherita ha fatto come il vecchio Darville. Se volete, conservò per qualche tempo il contraggenio del pregiudizio contra Morton, non potendo dimenticarsi ch'egli, e il padre di lui aveano militato a favore dei Presbiteriani; ma assodandosi ognor più sul trono d'Inghilterra Guglielmo d'Orange, grande essendo in oltre il favore che questo principe concedeva, e meritamente, a Morton, o per dir meglio a sir Morton, erede dei titoli dello zio, la nostra lady per ultimo pose in dimenticanza e i torti della giovinezza d'Enrico e i falli del padre. Essendo tutte collocate in Editta le speranze di questa matrona, nè nulla meglio desiderando quanto il vederla felice si confortò coll'idea che il destino regola i maritaggi. — Tal è, soggiugnea la considerazione che mi ha fatto fare sua maestà Carlo, di gloriosa memoria, stando a contemplar due ritratti che si trovano nella mia sala; l'uno di Fergus, conte di Torwood mio bisavolo, il più bello fra gli uomini del suo secolo, l'altro della moglie del conte, la contessa Giovanna, guercia e gobba, e facea tali osservazioni in quel giorno, che si degnò accettare nel mio castello....»

»Ottimamente! soggiunse, interrompendomi ancora, miss Buskbody. Con quel testo alla mano non v'era più luogo ad altre obbiezioni, ma che cosa è accaduto di mistress...? come la chiamate voi quella vecchia governante di Milnwood?»

»Di tutti i miei personaggi quella è il più fortunato. Non passa anno che non vadano in certo giorno a desinare con lei sir Enrico Morton e la sua moglie, i quali l'hanno obbligata a conservar fin che vive l'usufrutto del castello di Milnwood. I preparativi per riceverli la tengono in faccende sei mesi dell'anno, ed ha lavoro tutti gli altri sei mesi per rimettere in ordine le cose dopo che sono partiti.»

»E Niel?»

»È vissuto a tardissima età, bevendo egualmente in compagnia dei Reali e dei Puritani, e intonando ariette sulla cornamusa ad onore così degli uni come degli altri.»

»E lady Emilia?»

»Giovane, ricca, avvenente, credete voi che le sarà mancato un marito? Io spero finalmente che tutte le persone per le quali vi mostravate in affanno...»

»Adagio, adagio, signore! Gibby, quel povero Gibby, sì sfortunato quasi sempre nelle sue spedizioni?...»

»Ponete poi mente, mia cara Buskbody (perdonatemi il tuono di famigliarità) ponete mente che nemmeno la famosa Scherazzade, quella imperatrice delle novelle, avrebbe potuto durarla a ricordarsi... Non posso dirvi al giusto come Gibby l'abbia finita; però inclino a credere sia quello stesso che pochi anni dopo fu messo in berlina ad Hamilton per un furto di polli.»