L'eremita, quasi studioso di corrispondere alla confidenza che l'ospite in lui dimostrava, si mandò indietro il cappuccio, mostrando a sua volta una testa rotonda qual può averla soltanto un uomo di circa trentatrè anni. Larga erane la cherca e neri ed increspati i capelli che le stavano attorno, nè dall'aspetto scorgeasi certamente ch'ei facesse astinenza, o vita austera di cenobita. Le guancie di lui tinte d'un bel vermiglio spiravano la freschezza d'una salute floridissima, in quegli occhi sormontati da due foltissime sopracciglia, pressochè indivise fra loro, leggeansi coraggio e brio, intantochè la robustezza de' muscoli, delle membra e de' nervi lo indicavano pasciuto di alimenti ben altri che ceci secchi. Alla qual cosa non mancò di fare attenzione il cavaliere, che dopo avere non senza fatica stritolata una mezza dozzina di quei ceci, chiese all'ospite qualche cosa di liquido che lo aiutasse a trangugiarli.
Nè fu tardo il romito a mettere sulla tavola una mezzina colma d'acqua limpida e pura. «Viene» egli disse «dalla fontana di san Dunstano, da quella fontana, ove il santo battezzò da un dì all'altro cinquecento Danesi pagani. Che il nome ne sia benedetto in eterno!» Indi accostò alle proprie labbra la mezzina, il pomposo encomio però che ei di quell'acqua prodigiosa avea fatto non l'indusse a beverne più d'una sorsata.
«Reverendo padre» gli disse finalmente il cavaliere «affè, questi ceci secchi, che mangiate in sì discreta quantità, e quest'acqua cui appena attignete possedono una virtù miracolosa. (L'eremita lo guarda) Sì; miracolosa. Chi vi contempla giudicherebbe voi un uomo fatto per mettere, cacciando, un cervo alle strette, o per cimentarvi valorosamente a duello con qualunque gagliardo competitore, anzichè a passare la vita vostra in un deserto leggendo il breviario e salmeggiando.»
«Gli è perchè, ser cavaliere, i vostri pensieri san di carne, come generalmente ne puzzano tutti quelli de' laici ignoranti. La santa Vergine e san Dunstano si compiacquero di benedire l'alimento al quale mi sono ridotto, come il cielo benedì una volta i cibi che i santi fanciulli Sidrach, Misach e Abdenago, preferirono al vino e alle vivande da cui temettero lordura per averle offerte loro un saracino.»
«Oh santo padre, su la cui cera ha piaciuto al cielo operar tal miracolo, permettereste ad un umile peccatore il chiedervi il vostro nome?»
«Perchè no? In questo cantone vengo nominato l'eremita di Copmanhurst. Vi aggiungono, gli è vero, l'epiteto di santo, ma io non ci sto, sentendomi indegno di vedere aggiunto al mio nome un tal predicato. E voi, prode cavaliere, vorreste indicarmi il nome del mio ospite?»
«Perchè no, eremita di Copmanhurst? In questo cantone vengo nominato il cavaliere Nero. Vi aggiungono, gli è vero, l'epiteto di Neghittoso; ma io non ci sto, sentendomi indegno di vedere aggiunto al mio nome un tal predicato.»
L'eremita non potè starsi dal sorridere a tal risposta dell'ospite.
«Ser cavaliere Neghittoso» gli disse di poi «m'accorgo esser voi un uomo di spirito e ad un tempo prudente. Siete stato avvezzo alla licenza delle corti e de' campi, al lusso delle capitali, e capisco bene che la semplicità del vitto monastico non vi si affà nè punto nè poco. Credo... sì, mi ricordo ora che il boscaiuolo, quando fu a vedermi l'ultima volta, oltre a quel resto di foraggio, lasciò qui alcune cose da mangiare. Io non le ho toccate per un rispetto alle regole del mio istituto; e adesso poi, assorto, come lo sono sempre, in profonde meditazioni, non pensava ad offerirvele.»
«Santo eremita, lo avrei giurato» sclamò il cavaliere. «Appena ho veduto fuor del cappuccio la vostra testa, mi sono convinto, che in questo romitorio dovea trovarsi qualche vivanda più sostanziosa. Il vostro boscaiuolo è un galantuomo. Di fatto, chi è che vedendo una bella dentatura come la vostra condannata a macinare questi miserabili ceci, quel largo vostro gozzo a non essere innaffiato che da una sì trista bevanda, chi è dissi, cui non venga desiderio procurarvi alimenti più confacevoli? Tutta questa roba» soggiunse accennando la frugale imbandizione di quel desco «è appena buona da dare al mio cavallo. Vediam dunque subito in che si stia la munificenza del degno boscaiuolo.»