«Spero, ser cavaliere, che non abbiate dati giusti motivi a meritarvi il soprannome di Neghittoso. Ma a dirvela non so che pensare. In somma, siete mio ospite, nè sarò io quegli che metta alla prova il vostro coraggio, se ciò non sia di piena vostra volontà. Dunque se sapete qualche buona canzone sarete sempre il ben venuto al mio romitaggio di Copmanhurst, e san Dunstano farà forse che vi troviate, o qualche fetta di pasticcio, o alcun poco di cacciagione. Sediamoci, beviamo, cantiamo, e si colmino le nostre tazze, perchè ci vorrà qualche tempo ad accordar l'arpa. Il vino aiuta la chiarezza della voce e l'aggiustatezza dell'udito; e in quanto a me gli è d'uopo che il sugo di grappoli m'arrivi sino all'ugne prima di poter cavar qualche suono dal mio strumento.»
E in dir ciò aperse in un altro angolo della celletta un secondo armadio segreto, da cui trasse due spade ben affilate e due scudi di que' che si usavano allora.... pag. 148.
Il cavaliere mise in opera la ricetta suggeritagli dall'eremita, e nonostante non durò poca fatica ad accordare quell'arpa.
«Le manca una corda» diss'egli «e l'altre non sono gran fatto in buon essere.»
«Ho piacere che vi siate accorto del disordine. Gli è segno che non siete novizio nell'arte giocosa[23]. Ma nel malanno di queste corde ci hanno colpa il vino e l'intemperanza. Glie l'aveva detto io, ad Allan-Dale, il menestrello del Nord, di non toccare quest'arpa dopo aver votato la settima tazza. Non mi badò. Ecco quello che n'è avvenuto. Alla vostra salute, mio fratello, ed ai vostri buoni successi nell'arte giocosa.»
Così parlando si appressava dignitosamente al labbro la tazza, e continuava ad imprecare l'intemperanza del menestrello del Nord.
In questo l'arpa fu accordata fin quanto lo permetteva lo stato cui era ridotta, e il cavaliere dopo aver fatte colle dita le solite prove, chiese all'eremita se desiderava una serventese in oc, o una lai in oui, o un virelai[24] o finalmente una ballata in Inglese.
«Una ballata, una ballata!» rispose l'eremita; «che vale cento volte meglio di tutti gli oc e di tutti gli oui della Francia. Io sono inglese inglesissimo, ser cavaliere, come lo era il mio glorioso avvocato san Dunstano, e degli oc e degli oui fo quel conto, ch'ei faceva degli artigli del demonio. In questa celletta non si ha da cantare che inglese.»