«Or bene, vi farò udire una ballata composta da un canterino ch'io conobbi in Terra Santa.»
Il canto del cavaliere tal fu da scorgersi che s'ei non era perfetto maestro nell'arte giocosa, certamente aveva avute ottime lezioni. L'arte gl'insegnò a trar buon partito dalla sua voce, comunque fosse poco estesa, e volta più all'aspro che al melodioso. Potea pertanto meritarsi applausi da giudici anche più abili di quello che l'eremita lo fosse, e maggiormente perchè il cantore mostravasi tanto commosso dalle cose espresse nella ballata, che parea riguardassero lui medesimo, circostanza, da cui le note d'accompagnamento acquistavano anima e forza maggiore.
La ballata era la seguente, ed intitolavasi:
Il ritorno del Crociato.
Figlio di padri eroi, campion di Cristo,
Un cavalier che prove peregrine
Diè di valor nel disputar l'acquisto
Del Gran Sepolcro all'aste saracine,
Non ebbe appena il patrio suol rivisto,
Caldo d'amor, cinto di lauri il crine,