«Ch'io non conosco! Lo conosco quanto un mendicante conosce la sua scodella.»

«Presto dunque! il suo nome.»

«Il suo nome! come se fossi uomo da bere in compagnia d'un altro senza saperne il nome! Si chiama il cavalier Neghittoso.»

«Tu hai bevuto più del bisogno, eremita, e voglia Dio che tu non abbi cianciato nella stessa proporzione.»

«Arcier valoroso» si volse a Locksley il cavaliere «non fate rimproveri al mio giocondo albergatore. Ei non ha potuto negarmi ospitalità, perchè già l'avrei costretto a concedermela.»

«Costretto!» replicò l'eremita. «Aspettate ch'io abbia cambiata questa cocolla in un giustacuor verde, e vedremo chi sia buono di costrignermi a cosa che non mi garbi.»

Così parlando gittò la cocolla in un canto del romitaggio, e lasciò vedersi in camiciuola e brache verdi, pregando Wamba l'aiutasse ad addossare il giustacuore ch'era del colore degli altri arredi.

«Credete voi» disse Wamba «ch'io possa in buona coscienza aiutare un santo eremita a trasformarsi in un cacciatore o in un.... non so che cosa?»

«Non temere» rispose l'eremita. «Se commetto qualche peccatuzzo in giustacuor verde, la virtù della cocolla lo cancella all'atto di rivestirla.»

«Ser cavaliere» disse Locksley, tanto che l'eremita dava termine alla sua acconciatura «non potete negarlo. Il vostro coraggio fu quello che decise della vittoria nel secondo dì del torneo.»