«E quando ciò fosse, arcier valoroso, che conseguenza ne vorreste indurre?»
«Di riguardarvi come un uomo propenso ad assumere le parti del debole e dell'oppresso.»
«Ciò è debito d'ogni vero cavaliere, e ben mi spiacerebbe se si potesse sol sospettare ch'io non l'adempiessi.»
«Desidererei dunque che foste altrettanto buon Inglese come prode cavaliere, perchè l'impresa di cui m'accade parlarvi, gli è vero che per sè medesima va nella classe de' doveri d'un uomo onesto, ma riguarda soprattutto quelli che ad ogni verace Inglese s'aspettano.»
«Quand'è così non potevate volermi meglio. Non v'è nessuno cui stiano più a cuore di me gli interessi d'un Inglese, sia pur l'ultimo fra essi.»
«Ascoltatemi dunque, e vi farò consapevole d'un mio disegno, al quale se siete veramente quello che vi dimostrate, potete onorevolmente cooperare. Una banda di scellerati, addossando l'abito d'individui che valgono assai meglio di loro, si sono impadroniti delle persone di Cedric il Sassone, della pupilla di lui, del suo amico Atelstano di Coningsburgo, e di tutta la lor comitiva; or li conducono al castello di Torquilstone, situato in questa selva, e appartenente ad un nobile normanno. Chiedo a voi, se qual prode cavaliere e verace Inglese, volete soccorrerci a liberarli.»
«Io l'ho qual mio debito. Vorrei però sapere chi vi siate, voi che mi parlate in favore di queste persone.»
«Io sono... un uomo senza nome, ma l'amico del mio paese. Per ora gli è d'uopo vi contentiate di non saperne di più, la qual cosa dovrebbe esservi tanto meno difficile che desiderate voi stesso di rimanere incognito. Credete nondimeno che allorchè ho data una parola, ella è inviolabile quanto s'io portassi speroni d'oro.»
«Lo credo senza fatica. Sono avvezzo a legger nelle fisonomie, e dalla vostra apparisce che dobbiate essere uom d'onore e risoluto. Non vi farò quindi maggiori interrogazioni, limitandomi a dirvi che m'adoprerò di buon grado alla liberazione di questi oppressi prigionieri, dopo di che spero ci conosceremo meglio e avremo luogo d'essere l'un l'altro contenti.»
«Così dunque» disse all'orecchio di Gurth Wamba, che dopo avere data la sua opera all'acconciarsi dell'eremita, pian pianino s'era avvicinato agli interlocutori ed in tempo d'udire la conclusione del dialogo «così dunque avremo un nuovo confederato, il cui valore, voglio almeno sperarlo, dovrebb'essere di miglior lega che non la religione del romito e l'onestà della nostra scorta; perchè, ti parlo chiaro, quel Locksley mi presenta la fisonomia d'un vero scorridore, e il reverendo cenobita d'un ipocrita il più sfrontato.»