«Zitto Wamba, zitto!» rispose Gurth. «Tutto ciò può essere verità, ma tutte le verità non è bene il dirle. Poi. Se venisse anche il diavolo colle sue corna ad offerirmi soccorso per mettere in libertà il nostro padrone e lady Rowena, non so se avessi tanta religione da ricusarne l'offerta.»

Dopo che l'eremita ebbe cambiato di abito, come dicemmo, trasse dal suo armadio segreto le proprie armi, ed imbracciò lo scudo che sul sinistro omero gli posava; il coltello da caccia gli pendea dal cinturino che reggeva pure un buon numero di freccie, e teneva in mano l'arco ed una specie di chiaverina. Primo ad uscire dal romitorio, quando ne furono fuori tutti gli altri, chiuse accuratamente la porta, tra la quale e la soglia ascose la chiave.

«Ma, sei tu veramente in istato di poterne esser giovevole?» a costui chiese Locksley. «I fumi del vino che hai bevuto non ti annebbiano niente il cervello?»

«Non posso negarti, che mi sembra veder tutti gli alberi ballare d'intorno a me, e che le mie gambe non mi permetterebbero di ballare con essi, ma il potere di san Dunstano è grande, e tra poco, il vedrai, non parrà nè manco ch'io abbia bevuto.»

Così dicendo, s'accostò al bacino di sasso, entro cui, come dicemmo, cadea l'acqua della sorgente, scorrendo poscia in piccolo ruscello, e detto la fontana di san Dunstano. Ivi stesosi col ventre a terra, bebbe tanta di quell'acqua, che parea volesse inaridire la fonte.

«Santo eremita di Copmanhurst» sclamò il cavalier Nero «quanto tempo è che non vi siete sbramato sì lautamente di quest'acqua?»

«Due anni e tre mesi, e fu una volta che un bariletto di Canarie lasciò sfuggire il liquor contenuto per una fessura non canonica; allora mi convenne stare alla bevanda somministratami dalla liberalità del mio santo avvocato.»

Dopo avere indi immerso e faccia e mani nella fontana, rialzossi, e brandita la sua chiaverina: «Ove sono» gridò «questi malviventi, questi rapitori di giovinette che non hanno voglia di farsi rapire da essi? Mi porti il diavolo se non mi basta l'animo d'atterrarne una dozzina!»

«Oh! non istate a bestemmiare, santo eremita» sclamò il cavalier Nero.

«Che eremita, in nome di Dio? Non v'è più eremita, cavalier Neghittoso. Per san Giorgio e pel suo Dragone! quando ho buttato via il cappuccio, non son più un incappucciato; e allorchè ho indosso il mio giustacuor verde, sono in istato di bere, bestemmiare, spiegazzar gonnelle, al pari di qualsivoglia armigero di questo regno.»