«Via, via! nostro cappellano» disse Locksley «marciamo come si dee e in silenzio. Tu parli solo più che non farebbe in giorno di festa tutto un convento, quando l'abate s'è coricato. Non è tempo questo da perdere in ciance, ma di pensare a raccogliere le nostre forze; e affè ne avremo bisogno se ci tocca dare l'assalto al castello di Frondeboeuf.»

«Che ascolto?» sclamò il cavalier Nero. «Egli è Frondeboeuf che arresta i sudditi del re in sulla strada maestra? Da quando in qua è egli divenuto un oppressore, un assassino?»

«Quanto a oppressore lo è sempre stato» disse Locksley.

«E quanto ad assassino» aggiunse l'eremita «son certo, lo è dieci volte più di molti assassini che ho l'onor di conoscere.»

«Avanti, eremita, avanti» disse Locksley «e taci una volta. Il nostro assunto ora è di trovarci presto al luogo dell'adunata, non di mettere alla luce cose, che è decenza come prudenza il tenere velate.»

CAPITOLO XX.

«Oh quanto fu volger di lune e soli

«Dacchè quest'atrio, sì famoso un giorno.

«Fama, gioia, beltade in un raccolte

«Non mira più! nè sotto a queste antiche